Piani di risanamento: regole più chiare per il professionista attestatore

di Sandro Cerato - Il Caso del Giorno

Pubblicato il 14 settembre 2012

le novità introdotte nella Legge Fallimentare per la risoluzione dei casi di crisi aziendale, rendono più gravose le responsabilità del professionista chiamato ad attestare la veridicità dei piani di risanamento proposti

Il R.D. 16 marzo 1942, n. 267 cita il piano attestato di risanamento nell’ambito della disciplina degli atti esonerati dall’azione revocatoria fallimentare esperibile dal curatore, recentemente modificata dall’art. 33, c. 1, del D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Prima di tale novità normativa, così come illustrata nel prosieguo, l’art. 67, c. 3, lett. d, L.F. stabiliva l’esclusione dalla predetta iniziativa concorsuale degli atti, dei pagamenti e delle garanzie concesse sui beni del debitore, qualora fossero stati posti in essere in esecuzione di un piano:

  • idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa, e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria della stessa;

  • ragionevole, così come attestato da un professionista iscritto nel registro