Per la Cassazione l’avviso bonario è ricorribile

di Francesco Buetto

Pubblicato il 23 maggio 2012

analisi delle motivazioni che hanno spinto la Cassazione a cambiare la linea giurisprudenziale finora adottata ed a considerare l'avviso bonario atto autonomamente impugnabile di fronte ai giudici tributari

Con sentenza n. 7344 dell'11 maggio 2012 (ud. 23 febbraio 2012) la Corte di Cassazione – ribaltando un precedente orientamento ormai consolidato - ha ritenuto l’avviso bonario atto impugnabile autonomamente.

 

I PASSAGGI SIGNIFICATIVI DELLA SENTENZA

La Corte prende le mosse dall’art. 19 del D.Lgs. n. 546/92, secondo cui l'elencazione degli atti impugnabili davanti al giudice tributario “non esclude l'impugnabilità di atti non compresi in tale novero ma contenenti la manifestazione di una compiuta e definita pretesa Tributaria (Cass. 8.10.2007, n. 21045). Va, al riguardo, operata una precisazione nel senso che l'elencazione degli 'atti impugnabili', contenuta nel D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, tenuto conto dell'allargamento della giurisdizione Tributaria operato con la legge n. 448 del 2001, deve essere interpretata alla luce delle norme costituzionali di buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.) e di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.), riconoscendo la impugnabilità davanti al giudice tributario di tutti gli atti adottati dall'ente impositore che portino, comunque, a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa Tributaria, con l'esplicitazione delle concrete ragioni (fattuali e giuridiche) che la sorreggono, senza necessità di attendere che la stessa, ove non sia raggiunto lo scopo dello spontaneo adempimento cui è 'naturaliter' preordinato, si vesta della forma autoritativa di uno degli atti dichiarati espressamente impugnabili dall'art. 19 citato”.

La Corte, quindi, richiama il pensiero espresso dalle SS.UU., con sentenza n. 16676/2005, secondo cui “l'aver consentito l'accesso al contenzioso tributario in ogni controversia avente ad oggetto tributi, comporta ... la possibilità per il contribuente di rivolgersi al giudice tributario ogni qual volta la Amministrazione manifesti (anche attraverso la procedura del silenzio-rigetto) la convinzione che il rapporto tributario (o relativo a sanzioni tributarie) debba essere regolato in termini che il contribuente ritenga di contestare (in assenza di simile manifestazione di volontà espressa o tacita non sussisterebbe l'interesse del ricorrente ad agire in giudizio ex art. 100 c.p.c.)".

La Corte, pertanto, riconosce “