Obiettive condizioni di incertezza della norma tributaria

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4031 del 14 marzo 2012, è tornata sull’annosa questione delle obiettive condizioni di incertezza sulla portata applicativa delle disposizioni tributarie affermando che, in caso di grave incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della disciplina, il giudice tributario non ha il potere di annullare d’ufficio le sanzioni comminate dall’ente impositore: ai fini della disapplicazione, è necessario che il contribuente provi che le disposizioni siano effettivamente equivoche e che la presunta ambiguità normativa derivi da elementi positivi di confusione.
La richiamata statuizione giurisdizionale ha avuto ad oggetto il ricorso presentato da una società contro l’avviso di accertamento, ai fini dell’Ici, emesso da un Comune ed inerente una presunta maggiore imposizione conseguente all’erroneo accatastamento di beni di proprietà della società ricorrente.
La Corte di Cassazione, nell’esaminare la controversia de qua, ha ribadito che l’inapplicabilità delle sanzioni amministrative tributarie, prevista, in particolare, dall’articolo 8 del Dlgs 546/1992, dal comma 2 dell’articolo 6 del Dlgs 472/1997 e dal comma 3 dell’articolo 10 dello Statuto del contribuente di cui al Dlgs 212/2000, è subordinata all’esistenza di obiettive condizioni di incertezza, che deve ritenersi sussistente quando la norma, della cui portata e applicazione si tratti, “si articoli in una pluralità di prescrizioni il cui coordinamento appaia concettualmente difficoltoso per l’equivocità del loro contenuto, derivante da elementi positivi di confusione”. Ex pluribus, a detta della Suprema Corte, grava sul contribuente l’onere di addurre la ricorrenza e l’esistenza di tali elementi di confusione, di modo che “va escluso che il giudice tributario di merito debba decidere d’ufficio l’applicabilità dell’esimente, né, per conseguenza, che sia ammissibile una censura avente ad oggetto la mancata pronuncia d’ufficio sul punto” (Cassazione, sentenze 22890/2006 e 7502/2009).
L’orientamento interpretativo dianzi citato consente di cogliere l’occasione per analizzare il concetto di “obiettive condizioni di incertezza” della portata applicativa delle disposizioni tributarie. Come è ben noto, infatti, il diritto tributario rappresenta il comparto normativo caratterizzato dai maggiori elementi di incertezza, quali ad esempio l’eccessiva e frenetica produzione di leggi, regolamenti, circolari e risoluzioni, oltre al mancato coordinamento dei connessi orientamenti amministrativi; a quanto sopra deve aggiungersi la presenza di non uniformi orientamenti giurisprudenziali e la insita difficoltà della normativa fiscale ad adattarsi tempestivamente alle non stabili soluzioni applicative che si concretizzano nelle pratiche finanziarie e commerciali. Infatti, la stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 392 del 16 novembre 1993, ha ribadito espressamente la difficoltà di comprensione della normativa tributaria alla luce della estrema instabilità e mutevolezza caratterizzanti tale settore, troppo spesso connotato da un difetto endemico di coordinamento ed organicità1.
Conscio di tali problematiche il legislatore fiscale ha codificato da tempo specifiche disposizioni, aventi una funzione scusante e, quindi, impeditiva dell’applicazione delle relative sanzioni, in presenza di situazioni di obiettiva incertezza sulla portata applicativa della normativa fiscale. Soprattutto nell’ambito dell’applicazione delle penalità di carattere amministrativo, infatti, sono da tempo conosciuti i problemi che si manifestano sul piano della concreta configurabilità della colpevolezza a seguito dell’inadempimento degli …

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