Le dichiarazioni rese da terzi nel P.V.C.

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 19 aprile 2012

quale valore processuale hanno le dichiarazioni raccolte dai verificatori ed inserite nel p.v.c., stante il divieto di utilizzare prove testimoniali nel processo tributario?

Aspetti generali

Nel confronto tra contribuenti e uffici fiscali, sia in sede amministrativa che in sede giudiziale, possono assumere una rilevante importanza le dichiarazioni di «terze parti», le quali oltretutto sopperiscono al divieto di prova testimoniale che caratterizza l’ambito giurisdizionale tributario (art. 7, c. 4, D.Lgs. 31.12.1992, n. 546).

In particolare, si sottolinea la valenza delle dichiarazioni inserite nei verbali e nelle dichiarazioni rese in sede di accertamento: va infatti rammentato che:

  • l'ufficio fiscale può disporre l'audizione di persone al fine di acquisire dati o notizie rilevanti (artt. 32, c. 1, n. 2, D.P.R. n. 600/1973, e 51, c. 2, n. 2, D.P.R. n. 633/19729;

  • i verificatori civili e miliari possono raccogliere «sommarie informazioni» dai soggetti sottoposti a indagine, o da altri soggetti (ai sensi degli artt. 203 e 267 del c.p.p., come riformulati dagli artt. 7 e 10 della L. 1.3.2001, n. 63).

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione, di seguito esaminata (ordinanza 9.11.2011, n. 23397), mette in luce la questione, affermando in sostanza che le dichiarazioni rese da terzi – nel caso di specie, i dipendenti del contribuente sottoposto a controllo - non sono coperte da fede pubblica e, quindi, non giustificano da sole l’emissione dell’avviso di accertamento.

 

Il processo verbale di constatazione in ambito tributario

Nella cornice del procedimento tributario volto al controllo e alla rettifica degli imponibili dichiarati dai contribuenti, il processo verbale di constatazione (pvc) è un documento, redatto a cura dei verificatori, nel quale è fornito il resoconto degli elementi fattuali riscontrati, delle informazioni acquisite sulla situazione economico-patrimoniale dell’impresa, nonché le eventuali proposte di recupero a tassazione di componenti reddituali imponibili, con le sanzioni applicabili.

La verbalizzazione costituisce uno degli aspetti più delicati dell’attività di verifica, in quanto è su di essa che si andrà a fondare l’atto conclusivo della verifica.

Quotidianamente, nel corso del controllo, i verificatori procedono a delle verbalizzazioni.

In esito alla verifica è quindi chiuso il pvc, che è poi consegnato agli uffici fiscali per la successiva attività di accertamento (oltre che al contribuente in funzione di garanzia).

Se il contribuente si rifiuta di ricevere o di sottoscrivere il pvc, i verificatori ne danno atto nel pvc stesso, procedendo alla sua notifica nei modi consentiti dalla legge (art. 60, D.P.R. n. 600/1973, a mezzo messo comunale, messo speciale, o con raccomandata a/r., in conformità alle norme del c.p.c.).

Il pvc ha carattere di atto pubblico e valore probatorio; i fatti in esso attestati si considerano quindi provati fino a querela di falso, ma solo relativamente alla parte del pvc in cui il pubblico ufficiale descrive operazioni materiali accadute in sua presenza o da lui compiute; nessuno speciale valore probatorio va invece attribuito alla parte logico-critica del verbale, contenente le deduzioni ulteriori (di solito argomenti presuntivi) dei verificatori .

Si tratta di un