L’ambito di applicazione dell’istituto della mediazione tributaria

L’art.39, c. 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha inserito nel decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, l’art.17-bis, rubricato “Il reclamo e la mediazione”, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti dell’Agenzia delle entrate, notificati a decorrere dal 1° aprile 2012, pena l’inammissibilità del ricorso.

Alla luce delle preziose indicazioni offerte dalla circolare n. 9/E del 19 marzo 2012, affrontiamo, in questo nostro intervento, l’ambito di applicazione dell’istituto.

 

AMBITO DI APPLICAZIONE DEL NUOVO ISTITUTO

Il nuovo istituto si caratterizza per la presenza sostanzialmente di tre criteri individuati dalla norma, la cui contestuale sussistenza impone di esperire preventivamente e obbligatoriamente la procedura di mediazione, prima di adire il giudice:

– tipologia di atto impugnato;

– parte resistente nell’eventuale giudizio;

– valore della controversia.

 

La tipologia di atto impugnato

Il contribuente deve esperire la fase amministrativa ogni qual volta intenda impugnare uno degli atti individuati dall’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992, emessi dall’Agenzia delle entrate, e il valore della controversia non sia superiore a ventimila euro, e pertanto:

– avviso di accertamento;

– avviso di liquidazione;

– provvedimento che irroga le sanzioni;

– ruolo;

– rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;

– diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;

– ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle entrate, per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.

 

Non sono, invece, oggetto di mediazione le controversie concernenti i seguenti atti:

– cartella di pagamento;

– avviso di mora, oggi avviso di intimazione;

– iscrizione di ipoteca sugli immobili;

– fermo di beni mobili registrati;

– atti relativi alle operazioni catastali.

 

Nel caso tuttavia in cui il contribuente eccepisca la mancata notifica di un atto presupposto riconducibile all’attività dell’Agenzia delle entrate, il contribuente è comunque obbligato a presentare preliminarmente l’istanza di mediazione.

Sono escluse espressamente dalla mediazione le controversie concernenti il recupero di aiuti di Stato.

 

L’Agenzia delle entrate quale parte del giudizio

L’istituto introdotto trova applicazione limitatamente alle controversie concernenti atti emessi dall’Agenzia delle entrate.

In ordine alle controversie relative agli atti emessi dall’Agente della riscossione, quale, ad esempio, la cartella di pagamento che di norma non rientra tra gli atti mediabili, la C.M. n.9 del 19 marzo 2012 distingue, in pratica, tre ipotesi:

a) se il contribuente solleva contestazioni attinenti esclusivamente a vizi propri della cartella di pagamento – quali, ad esempio, le eccezioni relative alla ritualità della notifica – la controversia non può essere oggetto di mediazione;

b) nel caso in cui impugni la cartella di pagamento sollevando vizi riconducibili solo all’attività dell’Agenzia delle entrate e la relativa controversia sia di valore non superiore a ventimila euro, il contribuente deve preventivamente esperire il procedimento di mediazione;

c) qualora il contribuente, in sede di impugnazione della cartella di pagamento, formuli eccezioni relative sia all’attività svolta dall’Agenzia sia a quella dell’Agente della riscossione, si possono verificare le ulteriori seguenti ipotesi:

c.1) Il contribuente notifica il ricorso solo all’Agente della riscossione. In questo caso, l’Agente della riscossione ha l’onere di chiamare in causa l’Agenzia delle entrate, la quale, intervenendo in giudizio, eccepisce, limitatamente alle contestazioni sollevate in relazione all’attività dell’Agenzia, l’inammissibilità del ricorso, in quanto doveva essere proposto preliminarmente il reclamo; e…

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