Il fermo amministrativo del credito tributario

Nei casi in cui l’autore della violazione o i soggetti obbligati in solido vantino un credito nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, il pagamento può essere sospeso se è stato notificato atto di contestazione o di irrogazione della sanzione, ancorché non definitivo. Conseguentemente l’omessa la notifica del provvedimento di fermo amministrativo rende illegittimo il fermo amministrativo non risultando sufficiente che il credito del contribuente sia già oggetto di un giudizio promosso da questi avverso il rifiuto, espresso o tacito, del rimborso. In questi termini si è espressa la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza 11 novembre 2011, n. 23601.

 

Ambito normativo

Il decreto legislativo 18 dicembre 1997, numero 472, rappresenta la normativa di riferimento in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

L’articolo 23 del suddetto decreto rubricato “sospensione dei rimborsi e compensazione” prevede una particolare forma di autotutela cautelare, espressiva di un potere autoritativo il cui esercizio determina l’affievolimento, sia pur temporaneo, del diritto di credito del privato fino alla eventuale estinzione – totale o parziale – del debito del soggetto pubblico per compensazione a seguito del riconoscimento del debito del contribuente.

Si discute quindi del c.d. “fermo amministrativo” che, come noto, consente ad una amministrazione dello Stato di sospendere temporaneamente il pagamento di somme dovute in favore del proprio creditore, quando essa (od altra amministrazione) abbia a sua volta, a qualsiasi titolo, una contrapposta ragione di credito. Trattasi, pertanto, di uno strumento eccezionalmente attribuito all’amministrazione obbligata, atto a differire, in via provvisoria e fino alla eventuale estinzione – totale o parziale – del debito per compensazione, il soddisfacimento di un credito liquido ed esigibile.

Secondo quanto esposto al comma primo dell’art. 23, se l’autore della violazione o i soggetti obbligati in solido, vantano un credito nei confronti dell’amministrazione finanziaria, il pagamento può essere sospeso se è stato notificato atto di contestazione o di irrogazione della sanzione, ancorchè non definitivo.

La sospensione opera nei limiti della somma risultante dall’atto o dalla decisione della commissione tributaria ovvero dalla decisione di altro organo.

Precisa il comma due del medesimo articolo, in presenza di provvedimento definitivo, l’ufficio competente per il rimborso pronuncia la compensazione del debito. I suddetti provvedimenti giurisdizionali in discorso, prevede il comma terzo, devono essere notificati all’autore della violazione e ai soggetti obbligati in solido, rimangono impugnabili avanti alla commissione tributaria, che può disporne la sospensione ai sensi dell’articolo 47 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

Se non sussiste giurisdizione delle commissioni tributarie, e’ ammessa azione avanti al tribunale, cui è rimesso il potere di sospensione.

 

Orientamento della Corte di Cassazione

Origine della controversia e posizione dell’ufficio

Una società aveva ottenuto dalla competente commissione tributaria regionale il rimborso delle somme risultanti a credito, sia per l’IRPEG che per l’ILOR, nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno 1993, e nuovamente richiesto a rimborso nell’anno 2002. L’ufficio delle entrate invocava, invero, il diritto alla sospensione del pagamento ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo n. 472/97, in ragione dell’esistenza di un contenzioso pendente con la società contribuente. Nell’interpretazione dell’Amministrazione finanziaria la disciplina di riferimento consentirebbe all’ufficio di disporre di un fermo amministrativo sostanzialmente analogo a quello di cui all’art. 69 del regio decreto n. 2440 del 1923 con efficacia generale su tutti i rimborsi d’imposta spettanti al contribuente, ma ciò non esclude che…

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