Dallo spesometro al ritorno dell’elenco clienti fornitori

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 13 marzo 2012

la più importante novità del decreto sulle semplificazioni fiscali è il ritorno dell'elenco clienti-fornitori al posto dello spesometro: analizziamone le regole

Aspetti generali

Il c.d. spesometro, introdotto dal D.L. n. 78/2010, consisteva nell’obbligo, da parte degli operatori economici, di comunicare all’Agenzia delle Entrate le operazioni poste in essere, in un’ottica volta alla conoscenza delle transazioni economiche, allo scopo di circoscrivere e orientare le indagini fiscali.

Nel 2012, il c.d. decreto legge «fiscale» supera tale meccanismo, prevedendo un’estensione dell’obbligo di rilevazione delle operazioni, e sostanzialmente ripristinando - secondo quanto è stato posto in luce dalla stampa «specializzata» - il modello di funzionamento dei vecchi elenchi dei clienti e fornitori.

È opportuno premettere che questi, originariamente introdotti dall’abrogato art. 29 del D.P.R. n. 633/1972, prevedevano la distinta presentazione – entro i termini per la presentazione della dichiarazione annuale IVA – degli estremi dei clienti e dei fornitori.

La disposizione abrogativa è contenuta nei commi 1 e 2 dell’articolo 6 del D.L. 10.06.1994, n. 357 (rubricato “Soppressione di adempimenti superflui”).

L'art. 37, cc. 8 e 9, del D.L. n. 223 del 4.7.2006, convertito nella L. n. 248 del 04.08.2006, aveva in seguito reintrodotto l'obbligo, inserendolo nel comma 4-bis dell’articolo 8-bis del D.P.R. 22.7.1998, n. 322).

Più avanti, l’art. 33, terzo comma, del D.L. 25.06.2008, n. 112, convertito dalla L. n. 133 del 06.08.2008, aveva nuovamente soppresso l’obbligo di presentazione degli elenchi clienti e fornitori, abrogando altresì la disposizione che disciplinava le relative sanzioni.

 

Cos’era lo spesometro?

Secondo le previsioni dell'art. 21, D.L. n. 78/2010 («spesometro»), tutti i soggetti passivi IVA erano tenuti a comunicare all'Agenzia delle Entrate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali i corrispettivi dovuti risultassero di importo pari o superiore a 3.000 euro, al netto dell'imposta.

Le indicazioni attuative sono contenute nel provvedimento direttoriale 22.12.2010 (modificato dal provvedimento direttoriale del 16.09.2011 che aveva spostato il termine e aveva integralmente sostituito le specifiche tecniche)

In base alla procedura in rassegna, per le operazioni per le quali non ricorreva l'obbligo di emissione della fattura (generalmente giustificate da scontrino e ricevuta fiscale), il limite veniva posto a 3.600 euro al lordo dell'IVA; per il solo 2010, il limite era elevato a 25.000 euro e riguardava esclusivamente le operazioni soggette a obbligo di fattura (e quindi non quelle effettuate nei confronti dei privati «consumatori finali»).

Per le operazioni relative al 2010, le comunicazioni dovevano essere inviat