Abuso del diritto e agevolazioni prima casa

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 23 marzo 2012

il contribuente che acquista la prima casa usufruendo delle previste agevolazioni e non si trasferisce nell'immobile acquistato, può vedersi contestato un comportamento abusivo a fini fiscali

Con ordinanza n. 1530 del 2 febbraio 2012 (ud. 10 gennaio 2012) la Corte di Cassazione si è occupata di eventuali aspetti elusivi nell’ambito delle agevolazioni prima casa, in presenza di una residenza di fatto e non anagrafica.

 

Il fatto e il diritto

Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 218/66/2009 della CTR della Lombardia, sez. dist. di Brescia, che aveva confermato la sentenza di primo grado, di rigetto di un ricorso contro un avviso di liquidazione di imposte di registro (e connesse sanzioni) per intervenuta decadenza dai benefici per l'acquisto della prima casa, non avendo egli ivi trasferito, nel termine di legge, la residenza.

Il collegio ritiene che i motivi addotti dal contribuente sono infondati, alla luce della consolidata giurisprudenza della Corte; “giurisprudenza attestata sul principio che i benefici fiscali per l'acquisto della prima casa spettano unicamente a chi possa dimostrare, in base alle risultanze anagrafiche, di risiedere o di lavorare nel comune dove ha acquistato l'immobile, senza che a tal fine possano essere prese in considerazioni situazioni di fatto contrastanti con le risultanze dette (v. per tutte Cass. n. 1173/2008)”.

La Corte rileva che un simile principio è dettato in chiara funzione antielusiva, per la considerazione che un beneficio fiscale deve essere ancorato ad un dato certo, certificativo della situazione di fatto enunciata nell'atto di acquisto; donde la manifesta infondatezza dei riferimenti a presunte violazioni di disposizioni costituzionali.

Inoltre, rileva la Corte, la CTR ha ritenuto assorbita ed irrilevante la ques