Ravvedimento operoso: la verifica ferma il beneficio

 

La riduzione delle sanzioni per la tardiva registrazione di fatture IVA trova applicazione solo se la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziate verifiche e controlli. L’assunto vale anche per il ravvedimento ora regolato dall’articolo 13 del D.lgs. 472/1997.
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 26172 del 30 settembre 2011, ma depositata lo scorso 6 dicembre.

 
Con la sentenza numero 26172 del 6 dicembre 2011, la Suprema Corte di Cassazione si espressa in tema di ravvedimento operoso.
Con tale pronuncia, la Quinta Sezione Civile ha accolto il ricorso dell’Ufficio, chiarendo (nuovamente) che la riduzione delle sanzioni per la tardiva registrazione di fatture Iva (art. 48 DPR 633/1972) trova applicazione solo se la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziate verifiche e controlli.
Tale conclusione, valendo anche con riferimento al ravvedimento ora regolato dall’articolo 13 del D. lgs. 472/1997.
 

Come sarà noto, il ravvedimento operoso, ex art. 13, D. Lgs. n. 472/1997, è un istituto che consente al contribuente di regolarizzare, in modo spontaneo, errori o illeciti fiscali, sia sostanziali sia formali, e si perfeziona con il versamento della sanzione ridotta, oltre il pagamento del tributo e dei correlati interessi moratori su quest’ultimo, calcolati al tasso legale, con decorrenza dal momento in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato con maturazione giorno per giorno. Il citato articolo 13, a partire dal 1° aprile 1998, ha abrogato le norme che prevedevano il ravvedimento operoso per le imposte sui redditi e per l’Iva.
Il previgente articolo 48 del D.P.R. 633/1972, concernente “Circostanze attenuanti ed esimenti”, al primo comma prevedeva, tra l’altro, talune riduzioni delle sanzioni stabilite per le violazioni commesse in materia di Iva quando un obbligo veniva adempiuto con lieve ritardo.
L’articolo 1, comma 3, lettera d), Dl 330/1994, convertito nella legge 473/1994, ha riformulato la disposizione, rideterminando la misura delle attenuanti per violazioni che non danno luogo a rettifica o ad accertamento d’imposta e ha inserito nel testo la locuzione “contestualmente” (che non figurava in precedenza). Ciò significa che:

il contribuente è ammesso a sanare, senza applicazione delle previste sanzioni in materia, le omissioni e le irregolarità relative a operazioni imponibili, se provvede a effettuare l’adempimento omesso o irregolarmente eseguito e contestualmente a versare una soprattassa (ora abolita) proporzionale all’imposta relativa all’operazione omessa o irregolare.

La circolare 180/1998 ha chiarito che il termine “contestualmente” non deve essere inteso nel senso che tutte le incombenze previste ai fini del ravvedimento (rimozione formale della violazione e pagamento delle somme dovute) debbano avvenire nel “medesimo giorno”, ma entro lo stesso “limite temporale” indicato dalla norma.
I presupposti del ravvedimento, quindi, (sia nel vecchio che nel nuovo regime) sono così sintetizzabili:

che la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza;

che il pagamento della sanzione ridotta venga eseguito “contestualmente” al versamento delle altre incombenze previste per la regolarizzazione (circolare 180/1998).

 
La vicenda
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate proponevano ricorso per cassazione, basato su un unico motivo, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sezione …

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