Inammissibilità dell’appello tributario notificato al genitore del minore divenuto maggiorenne

di Antonino Russo

Pubblicato il 22 febbraio 2012

analizziamo una particolare problematica del diritto processuale tributario che investe le liti fiscali in cui è parte un minore (ad esempio in seguito ad una eredità): cosa accade se durante il processo il minore raggiunge la maggiore età?

Il breve commento che segue riveste interesse per quelle liti fiscali in cui è parte sostanziale il minore, ad esempio quelle in cui quest’ultimo è coinvolto dalla pretesa fiscale nella qualità di erede.

In questo tipo di controversie, la parte che propone impugnazione alla sentenza deve notificare l’appello, pena la sua nullità, alla parte divenuta maggiorenne - in data successiva all’instaurazione della lite - e non al genitore che rappresentava la parte in primo grado.

Secondo il pensiero del giudice di ultima istanza, il giudizio di appello deve infatti essere instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati in quanto la norma di riferimento (cioè l’art.328 c.p.c.) denoterebbe la volontà del legislatore di adeguare il grado del processo alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti.

 Questo, dunque, è l’obbligo dell’appellante: a nulla valendo le regole di cui al secondo comma dell’art. 300 c.p.c., secondo cui il processo è interrotto dal momento della dichiarazione o della notificazione dell'evento interruttivo da parte del procuratore costituito.

 Così la norma, di cui al citato art. 328 c.p.c., fissa un limite estremamente rigoroso perché impone inderogabilmente, in capo all’appellante, l’onere d