IRAP: il caso del medico di base senza dipendenti

L’ordinanza n. 23006 del 4 novembre 2011 (ud 22 settembre 2011) della Corte di Cassazione, si occupa, ancora una volta, dell’assoggettamento o meno all’Irap, del medico convenzionato.

 

Il principio espresso nell’ordinanza

Riportiamo il passaggio saliente dell’ordinanza: “questa Corte ha già affermato (ord. n. 10240/2010) con indirizzo condivisibile, che, in tema di IRAP, la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sè, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo”.

 

La vexata quaestio giurisprudenziale

Con ordinanza n. 17598 del 23 agosto 2011 (ud. del 22 giugno 2011) la Corte di Cassazione aveva sottoposto ad Irap il medico convenzionato. La Corte di Cassazione, ribaltando le sentenze dei giudici di merito, ha ritenuto fondato il ricorso avanzato dall’agenzia delle Entrate “in adesione all’orientamento espresso da questa Sezione nel precedente specifico costituito dall’ordinanza cass. n. 8265/2009: “… il ricorso, con il quale si censura la sentenza impugnata per violazione della normativa istitutiva dell’IRAP sotto il profilo del presupposto impositivo, nella parte in cui il giudice a quo ha riconosciuto il diritto al rimborso anche per le annualità nelle quali era stata accertato dallo stesso giudice che il contribuente si era avvalso di lavoro altrui in modo non occasionale, appare manifestamente fondato, in quanto la ratio decidendi della sentenza impugnata (che ha negato la sussistenza di struttura organizzativa pur avendo accertato che il contribuente aveva avuto alla proprie dipendenze … una segretaria part-time) non è conforme al consolidato principio della giurisprudenza di questa Corte, in base al quale, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 49, comma 1, è escluso dall’applicazione dell’IRAP solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; e il requisito della autonoma organizzazione – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato – ricorre quando il contribuente, per quanto qui interessa, impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (ex plurimis, cfr. Cass. nn. 3673,3676,3678,3680/2007 e 5011/2007)“.Prosegue la sentenza: “Tali considerazioni, non smentite in via generale da S.U. Cass. n. 12109/2009, trovano sostanziale conferma nella sentenza di questa Sezione Cass. n. 14693/2009 (sull’ausilio di un solo dipendente part-time, all’attività d’avvocato) e sono ancora attuali, sicchè ben si attaglianoanche alla risoluzione del caso di specie, atteso che il contribuente siavvale pacificamente in modo non occasionale del lavoro di una inserviente”.Il Collegio, quindi, ritiene che ricorra l’ipotesi della manifesta fondatezza del ricorso, per tutte le ragioni sopra indicate nella relazione e “tenuto doverosamente conto della necessaria integrazione organizzativa e finalistica tra l’impiego di beni strumentali e prestazioni lavorative di terzi. Si coglie, nella specie, l’obiettività quantitativa e qualitativa di tutti quegli indicatori (es. compensi a terzi, spese per strumentazione, quote d’ammortamento, etc.)…

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