I Consorzi: aspetti operativi e contabili

Pubblicato il 25 marzo 2010

L’art. 2602 del cod. civ. stabilisce che con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese. Una nozione volutamente generica, che serviva, sin dalla sua formulazione, a superare l’opinione dominante che vedeva nel consorzio una struttura palesemente anti-concorrenziale, un sotto-tipo di “cartello”, che si realizzava attraverso l’istituzione di un’organizzazione comune.

Cosa sono i consorzi

L’art. 2602 del cod. civ. stabilisce che con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.

Una nozione volutamente generica, che serviva, sin dalla sua formulazione, a superare l’opinione dominante che vedeva nel consorzio una struttura palesemente anti-concorrenziale, un sotto-tipo di “cartello”, che si realizzava attraverso l’istituzione di un’organizzazione comune.

Pur tuttavia, questa impostazione, trascurava che il consorzio avrebbe potuto costituirsi anche tra imprenditori esercenti attività in rapporto di complementarietà e di strumentalità, esprimendo così non solo strutture anticoncorrenziali, ma anche strutture sovraordinate alla cooperazione interaziendale.

 

Motivazioni costitutive dei consorzi

  • regolare l’attività delle imprese consorziate attraverso la creazione di un’organizzazione comune
  • creazione di un sistema di cooperazione interaziendale

 

Aspetti generali dei consorzi

Il consorzio, come abbiamo detto nel sommario, è un organismo finalizzato a creare forme di cooperazione interaziendale, tra imprese che appartengono allo stesso settore (consorzi orizzontali) che decidono di unire le rispettive risorse perché la dimensione dell’appalto, non consentirebbe a ciascuna singolarmente presa di aggiudicarselo o tra imprese che operano nell’ambito dello stesso settore con diverse specializzazioni (consorzi verticali), la cui attività viene posta sotto il coordinamento di un’impresa capofila, che coordinerà le diverse fasi della medesimo ciclo produttivo, assegnando a seconda della specializzazione, alle diverse aziende consorziate, il lavoro acquisito.

Un esempio, in tal senso, ci viene dai consorzi costituiti ai sensi dell’art. 13, co. 8 della L. 11/02/1994 n. 109. In alcuni casi, i consorzi assumono la forma di Associazioni Temporanee di Imprese (in sigla ATI) che altro non sono che consorzi occasionali, istituiti per partecipare a singoli affari, procedendo poi ad una ripartizione del lavoro, tra le varie imprese occasionalmente consorziate, secondo parametri definiti nell’accordo ATI.

 

Aspetti giuridici dei consorzi

Il consorzio è un organismo, con il quale due o più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per regolare la concorrenza e per istituire una struttura di cooperatività interaziendale.

Non è una struttura direttamente finalizzata a produrre profitti, ma ha natura squisitamente mutualistica tra le parti che lo istituiscono.

 

Consorzi con attività esterna e consorzi con attività solo interna

Da un punto di vista giuridico, possiamo avere:

1) consorzi con attività esterna ( art. 2612 del cod. civ.)

2) consorzi con attività meramente interna (art. 2602 e ss. del cod. civ.)

I consorzi con attività esterna, che istituiscono un ufficio destinato a svolgere un’attività con i terzi, devono iscrivere il contratto di consorzio, presso il Registro delle Imprese, entro 30 gg. dalla stipulazione dello stesso, indicando: 

  • la denominazione e l'oggetto del consorzio e la sede dell'ufficio;
  • il cognome e il nome dei consorziati;
  • la durata del consorzio;
  • le persone a cui vengono attribuite la presidenza, la direzione e la rappresentanza del consorzio ed i rispettivi poteri;
  • il modo di formazione del fondo consortile e le norme relative alla liquidazione.
    Del pari devono essere iscritte nel registro delle imprese, le modificazioni del contratto concernenti gli elementi sopra indicati.

 

Secondo un’altra classificazione (3) i consorzi si distinguono in:

  1. 1consorzi di cooperative ex L. 25/06/1999 n. 422;
  2. 2consorzi di imprese artigiane ex L. 08/08/1985 n. 443;
  3. consorzi occasionali (dette anche associazioni temporanee di imprese) ex L. 11/02/1994 n. 109;
  4. 4consorzi stabili ex L. 109/1994.

 

Associazione temporanea di imprese

Se ricorre l’ipotesi dell’associazione temporanea di imprese (ATI) di cui al punto 3) della precedente elencazione, quest’ultima è composta da un'azienda capofila (o capogruppo), detta mandataria, alla quale le altre aziende che ne fanno parte, dette mandanti, danno l'incarico di trattare con il committente l'esecuzione di un'opera, quasi sempre attraverso la partecipazione a gare d'appalto.

Le ATI, a loro volta, possono essere di tipo orizzontale, verticale o misto.

 

ATI orizzontale

L'associazione di imprese di tipo orizzontale, è costituita da una mandataria e da alcune mandanti in possesso di qualificazione per la categoria prevalente e per classifica, rispettivamente pari :

  • mandataria: misura minima pari al 40%;
  • mandanti: misura minima pari al 10%.

 

Tutte le imprese riunite, sono responsabili nei confronti dell'Amministrazione, dell'esecuzione dell'intera opera.

 

ATI verticale

L'associazione di imprese di tipo verticale, si può formare quando un'impresa (mandataria) che sia capace per l'intera categoria prevalente, ha bisogno di associarsi ad altra impresa (mandante) che abbia la capacità di realizzare la categoria delle opere scorporabili. In questo caso, le imprese mandanti hanno la responsabilità delle sole opere scorporate, salva la responsabilità della capogruppo per l'intera opera.

 

ATI di tipo misto

Le associazioni di imprese di tipo misto, sono costituite sul modello dell'Associazione di tipo orizzontale per le prestazioni di lavoro o servizi prevalenti e sul modello delle ATI di tipo verticale per le prestazioni scorporabili.

 

Consorzi volontari VS obbligatori

pagamento contributi al consorzio di bonificaÈ possibile distinguere, inoltre, i consorzi c.d. volontari, costituiti secondo la libera volontà delle parti, da quelli c.d. obbligatori che per legge sono finalizzati all'intervento in particolari settori, e rimangono, pertanto, soggetti alle norme speciali che li istituiscono e che ne regolano il funzionamento.

Sono tali, ad esempio, consorzi di bonifica, consorzi tra piccole e medie imprese, consorzi per il commercio con l'estero, consorzi tra imprese artigiane, consorzi fidi, consorzi di cooperative.

Possono costituire consorzi sia i privati (in qualità di imprese individuali o societarie) sia gli enti pubblici.

Nel primo caso, si tratta di consorzi privati e nel secondo di consorzi pubblici.

Come abbiamo già detto in precedenza, Il consorzio si prefigge come scopo principale, la creazione di un’organizzazione in comune che può essere svolta:

  • internamente, solo nei confronti dei consorziati, esercitando, quindi, attività non commerciale;
  • esternamente, intrattenendo rapporti con i terzi e svolgendo, conseguentemente, attività commerciale.

 

Ai sensi dell’art. 2615–ter del cod. civ. è possibile costituire una società che abbia un oggetto sociale di tipo consortile.

La società consortile si definisce mista, quando vi è la partecipazione anche di enti pubblici (art. 17 L. 240/81). Alle società consortili si applicano le norme proprie del tipo sociale prescelto (società di persone o di capitali). L’atto costituivo può stabilire, in questi casi, che i consorziati siano obbligati a versare contributi in denaro.

In conclusione, restringendo l’analisi sui consorzi con attività esterna, unica forma consortile che determina una soggettività giuridica autonoma rispetto alle imprese consorziate, è possibile individuale due capisaldi della normativa di cui agli artt. 2612 e ss del cod. civ.:

  • la rappresentanza verso l’esterno;
  • la responsabilità per i debiti.

 

Sulla questione della rappresentanza sia l’art. 2612 co. 2, punto 4) richiede che nell’estratto del contratto di consorzio siano indicate: omiss.. le persone cui viene attribuita la presidenza, la direzione e la rappresentanza del consorzio ed i rispettivi poteri e nell’art. 2613 che la rappresentanza in giudizio, pertenga a coloro i quali il contratto conferisce la presidenza o la direzione, anche se la rappresentanza è attribuita ad altre persone.

Praticamente, questo significa che nel caso di sentenza emessa nei confronti di un consorzio con attività esterna, in persona del suo rappresentante, si deve escludere la possibilità che i singoli consorziati, estranei al giudizio, possano impugnare la sentenza4.

Per quanto riguarda invece la questione della responsabilità per debiti occorre tenere conto di due norme:

  • l’art. 2614 del cod. civ. che stabilisce che i contributi dei consorziati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo consortile e che per tutta la durata del consorzio, i consorziati non possono chiedere la divisione del fondo; mentre i creditori particolari dei consorziati non possono far valere pretese nei confronti del fondo consortile;
  • l’art. 2615 del cod. civ. distingue le obbligazioni in:
    • obbligazioni assunte in nome del consorzio, per le quali risponde solo il consorzio con il fondo consortile;
    • obbligazioni assunte per conto dei consorziati, per le quali è prevista la responsabilità dei consorziati, in solido con il fondo consortile.

 

aspetti giuridici dei consorzi

 

 

Aspetti fiscali dei consorzi

Problematiche ai fini delle Imposte Dirette

La normativa IRES, contenuta nell’art. 73, co. 2, del DPR 917/86, disciplinando la fiscalità dei consorzi, in relazione alla sede e all'attività del consorzio, li differenzia in:

  • Consorzi commerciali residenti;
  • Consorzi non commerciali residenti;
  • Consorzi non residenti.

 

Consorzi Commerciali

Nella prima categoria annoveriamo, i consorzi che, oltre ad avere la residenza nel territorio italiano, hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di un'attività commerciale.

Questi consorzi, comunemente definiti operativi, sono consorzi che svolgono attività esterna.

In genere, la loro attività consiste nell'esecuzione di una qualche fase del processo produttivo, quale:

  • la vendita dei prodotti dei consorziati;
  • la realizzazione di iniziative di marketing management;
  • l’approvvigionamento delle materie prime;
  • la raccolta delle commesse;
  • la creazione e la gestione di sistemi informativi centralizzati;
  • l’acquisto di beni strumentali.
 

L'amministrazione finanziaria ha ritenuto commerciali i seguenti consorzi:

  • per la fornitura di acqua ai comuni (R.M. 01/04/1980 n. 11/242);
  • di mutuo soccorso per i danni da sinistri subiti dai consorziati (R. M. 04/08/1981 n. 11/935);
  • portuali (R.M. 18/03/1986 n. 11/177);
  • fra imprese di costruzione per l'esecuzione di opere pubbliche (R M. 19/12/1976 n. 9/1450; R.M. 30/05/1986 n. 9/888-85);
  • di bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario, anche di secondo grado (art. 1 c. 1bis D.L. 125/89).

 

 

Consorzi non commerciali

Nella seconda categoria, includiamo, i consorzi residenti nel territorio italiano che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di un'attività commerciale.

In generale questi consorzi, comunemente chiamati normativi, svolgono attività interna, poiché si limitano a disciplinare la concorrenza e le modalità della produzione ed a controllare il rispetto degli accordi da parte dei consorziati e non esplicano la propria attività nei confronti di terzi.

Sono stati ritenuti non commerciali, ad esempio, il consorzio del prosciutto di Parma (R.M. 27/12/1976 n. 10/537).

 

Per la legge non sono commerciali:

  • le attività istituzionali svolte, ai sensi delle vigenti disposizioni legislative statali e regionali, da consorzi di bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario, anche di secondo grado (art. 1, c. 1 bis, D.L. 125/89; art. 8, c. 2, D.L. 90/90);
  • le attività di prestazione di garanzie mutualistiche esercitate dai consorzi e dalle cooperative.

 

Consorzi non residenti

Nella terza categoria vanno inclusi i consorzi sia commerciali sia non commerciali, che non hanno nello Stato italiano la sede legale, amministrativa o l'oggetto principale dell'attività.

 

Consorzi e problematiche ai fini IVA

Da un punto di vista IVA, occorre distinguere, tre possibili casi:

  • consorzi che operano in nome proprio, con diretto accollo e responsabilità dei lavori.
    Verso l’appaltante, il consorzio appare come un unico soggetto, che fattura direttamente, sull’appaltante, come qualsiasi soggetto IVA; il ribaltamento sui consorziati dovrebbe avvenire in modo speculare rispetto agli addebiti al consorzio; secondo il Ministero delle Finanze, tuttavia, i rapporti con i consorziati di natura eminentemente finanziaria, sono irrilevanti da un punto di vista I.V.A. (R.M. 04/08/1987 n. 460437);
  • consorzi che operano in nome proprio, ma con lavori eseguiti direttamente dai singoli consorziati, che fattureranno direttamente la propria quota di lavori all’appaltante con IVA;
  • consorzi che operano in nome e per conto delle imprese consorziate, che fattureranno direttamente all’appaltante la loro quota di lavori, con il consorzio che si occuperà di riscuotere le fatture così emesse in nome e per conto del consorzio.

 

 

Aspetti contabili dei consorzi

La tematica delle scritture contabili riferite ai consorzi, parte dalla premessa che sarà necessario, vista anche l’interpretazione fornita da Unioncamere con circolare n. 18751 del 23/12/2009, procedere ad una riclassificazione CEE del piano dei conti CO.GE. del consorzio.

Il documento di prassi rilasciato dall’organismo intercamerale, ha ritenuto applicabile anche ai consorzi, la normativa sull’obbligo di trasmettere la Situazione Patrimoniale5 redatta ex art. 2615-bis del cod. civ. ( il Bilancio dei Consorzi n.d.r.) in formato XBRL.

 

Scritture di costituzione del Consorzio

All’atto della costituzione occorrerà rilevare a P.D. i conferimenti dei singoli consorziati in contropartita della costituzione del Fondo Consortile. Posto che si costituisca un consorzio con due imprese A e B che si impegnano a sottoscrivere Euro 258,23 ciascuno avremo:

-     scritture del consorzio

 

scritture contabili dei consorzi

 

Alla scrittura precedente, seguirà quella relativa al versamento delle quote sottoscritte dai consorziati:

 

scritture costituzione dei consorzi

 

 

-     scritture del consorziato

 

scritture del consorziato

 

 

Se fosse disposto dallo Statuto o da altre norme, l’obbligo per i consorziati di versare una cauzione di 5.000 Euro, a P.D. rileveremo:

 

scritture di costituzione di un consorzio

 

Come si può notare dalla scrittura precedente, si è preferito associare nella contabilità del consorziato, il credito per cauzioni ad un’immobilizzazione finanziaria nel piano dei conti CEE, dato che si deve presumere che la restituzione della predetta cauzione avverrà a medio e lungo termine e comunque alla cessazione del rapporto consortile.

 

Scritture relative ai contributi consortili

Per quanto riguarda i contributi versati al consorzio dai consorziati, possiamo distinguere le seguenti tipologie:

  • contributi iniziali (detti anche conferimenti consortili) le cui rilevazioni sono già state esposte nel precedente paragrafo;
  • contributi periodici, destinati alla copertura delle spese di funzionamento del consorzio.

Di seguito le scritture a P.D. della seconda tipologia di contributi consortili:

 

- scritture del consorzio

La rilevazione di contributi associativi per 10.000 Euro + Iva ordinaria, non direttamente imputabili a singoli affari, risulterebbe la seguente:

 

scritture contributi consortili

 

E’ preferibile associare il ricavo per contributo associativo dei consorziati, alla voce A 5) del Conto economico e non alla voce A 1), stante la finalità reintegrativa dell’operazione.

Seguirà la scrittura di incasso del credito, che sarà annotata come segue:

 

scrittura di incasso del credito

 

Nel caso in cui, il consorzio debba fatturare servizi specifici resi ai consorziati (servizi di marketing management, elaborazione dati, ecc.) oppure debba rilevare il ribaltamento di costi a carico dei consorziati, le scritture a P.D. saranno le seguenti:

 

fatturazione a consorziati

 

 

oppure per la fatturazione del ribaltamento dei costi:

 

fatturazione ribaltamento costi

 

 

- scritture del consorziato

La rilevazione di contributi associativi per 1.000 Euro + Iva ordinaria, non direttamente imputabili a singoli affari, risulterebbe la seguente:...continua nel PDF SCARICABILE ⇓

 

NOTE

1 V. Antonelli e R. D’Alessio in SUMMA CONTABILE, ed. Il Sole 24 Ore, anno 2008, pag. 1002, paragrafo 3021.

2 L’associazione temporanea di imprese fu introdotta nella legislazione italiana con la legge 8 agosto 1977, n. 584, con la quale furono recepite nell’ordinamento italiano le direttive comunitarie 304 e 305 del 1971. L’introduzione fu poi confermata dal D. Lgs.19 dicembre 1991, n. 406 e dalla legge n. 109/94 e s. m.; Tali provvedimenti normativi sono stati tutti abrogati dall'articolo 256 del D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, con decorrenza 1° luglio 2006, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 257 del medesimo decreto.
Con la legge 11 febbraio 1994, n.109 (Art. 13 - Comma 1) la partecipazione alle procedure di affidamento delle associazioni temporanee e dei consorzi di cui all'articolo 10, comma 1, lettere d) ed e), è ammessa a condizione che il mandatario o il capogruppo, nonché gli altri partecipanti, siano già in possesso dei requisiti di qualificazione, accertati e attestati ai sensi dell'articolo 8, per la quota percentuale indicata nel regolamento.
L’associazione temporanea di imprese non costituisce una particolare figura giuridica a sé stante, né porta alla costituzione di un nuovo ente (mancando di regola qualunque organizzazione o associazione comune), ma si basa essenzialmente sul conferimento a una delle imprese (denominata capogruppo) da parte delle altre di un mandato collettivo speciale, valevole specificatamente per l'opera da compiere, nonché della rappresentanza di fronte alla stazione appaltante (Cons. St., Sez. V, 16 aprile 1987, n. 246)

3 Cfr. SUMMA CONTABILE, ibidem.

4 M.E. Di Giandomenico, D. Festa, in collaborazione con Giadi’s Consulting in Consorzi, Fondazioni e Trust, ed. Maggioli 2005, pag. 131, nel quale gli autori osservano anche che la dottrina dominante, considera il consorzio con attività esterna, un centro autonomo di interessi e di rapporti giuridici, assumendo la qualità di parte in causa come soggetto distinto dai consorziati e non come sostituto processuale degli stessi.

5 L’art. 2615-bis del cod. civ. stabilisce che entro due mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale, le persone che hanno la direzione del consorzio, redigono la situazione patrimoniale, osservando le norme relative al bilancio d’esercizio delle società per azioni e la depositano presso il Registro delle Imprese.

 

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