La fiscalità corrente e differita: aspetti operativi e contabili

Pubblicato il 28 marzo 2007



La tematica della fiscalità corrente e differita, pone al centro della discussione sulla redazione del Bilancio d’esercizio, il concetto di “imposta” come costo d’esercizio da correlare secondo il principio della competenza economica, al risultato economico al lordo delle imposte, variato delle sole variazioni fiscali definitive.

Quadro di riferimento

La tematica della fiscalità corrente e differita, pone al centro della discussione sulla redazione del Bilancio d’esercizio, il concetto di “imposta” come costo d’esercizio da correlare secondo il principio della competenza economica, al risultato economico al lordo delle imposte, variato delle sole variazioni fiscali definitive. Non appare quindi esaustivo l’approccio basato sull’iscrizione delle sole imposte liquidate in sede di dichiarazione dei redditi che, al più, potranno fornire la misura dei debiti tributari correnti. E’ proprio l’esistenza di una differenza tra il risultato economico al lordo delle imposte, aumentato o diminuito delle variazioni fiscali permanenti e il reddito imponibile la causa della fiscalità differita sia attiva che passiva.

Vale a dire, che è l’esistenza di variazioni temporanee aumentative e diminutive, destinate a riassorbirsi nel futuro, la causa generatrice della fiscalità differita. La mancata rilevazione della fiscalità differita, oltre ad essere causa di impugnazione del bilancio per violazione dei postulati della completezza e della competenza economica, potrà addirittura essere eccepita come causa di falsità del bilancio, sanzionabile ai sensi dell’art. 2621 e ss. del c.c. 

La redazione del bilancio d’esercizio nella formulazione comunitaria, si conclude con la determinazione delle imposte correnti, differite e anticipate da iscrivere nella voce 22 del Conto Economico. Come detto in premessa, la determinazione delle imposte di competenza, deve partire dal risultato economico civilistico al lordo delle imposte, aumentato e diminuito delle sole variazioni fiscali permanenti e non dal reddito imponibile, dichiarato nel modello Unico, che invece fornirà la misura delle sole imposte correnti

Le differenze di valutazione possono riguardare sia componenti reddituali che patrimoniali e possono assumere la forma di :
1) differenze permanenti (o definitive);
2) differenze temporanee.

Le differenze permanenti (o definitive), sia attive che passive, sono quelle destinate a non produrre in futuro variazioni reddituali di segno opposto che riassorbono le variazioni inizialmente operate.

Ad esempio, un costo non inerente all’attività imprenditoriale viene portato in aumento del reddito civilistico, in via permanente nell’anno in cui è stato contabilizzato, senza che nel futuro questa variazione sia azzerata da una deduzione di segno opposto. Se invece... SEGUE NEL PDF QUI SOTTO==>

 

Il problema dell’inerenza dei costi per i professionisti

 

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