Utilizzo fraudolento dei permessi L. 104/92: conseguenze disciplinari, economiche e penali

di Ciro Abbondante

Pubblicato il 13 dicembre 2021



La Legge n. 104 del febbraio 1992 è quel provvedimento normativo che predispone una serie di misure sia a favore delle persone con disabilità, per assicurare loro sostegno e integrazione nella società, sia a favore dei familiari, che in molti casi sono chiamati a prendersi cura di loro.
Tra le misure previste si annoverano i cosiddetti permessi retribuiti, riconosciuti ai lavoratori dipendenti: le persone affette da disabilità grave o i loro familiari possono assentarsi dal lavoro fruendo di permessi di lavoro retribuiti, pari a tre giorni mensili.
L’eventuale abuso nella fruizione di detti permessi retribuiti può comportare conseguenze disciplinari (licenziamento per giusta causa), economiche (restituzione all’INPS delle prestazioni economiche indebitamente fruite e/o risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro a causa di disfunzioni organizzative collegate all’assenza indebita) e penali (reato di truffa ai danni dello Stato)per il lavoratore infedele.
Trattasi di problematica che, per la sua attualità, merita un po’ di chiarezza ed approfondimento.

I benefici della Legge 104/92: i permessi retribuiti

utilizzo fraudolento permessi retribuitiIl presupposto per la concessione dei benefici (tra cui i permessi retribuiti) è che la persona in situazione di disabilità grave non sia ricoverata a tempo pieno: per ricovero a tempo pieno si intende quello, per le intere ventiquattro ore, presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa.

Il trattamento economico dei permessi Legge 104 è generalmente riconosciuto dall’INPS[1] attraverso il meccanismo dell’anticipazione in busta paga da parte del datore di lavoro che provvede, mediante conguaglio nel flusso mensile UNIEMENS, al recupero di dette somme anticipate.

I giorni di permesso retribuito assicurano al lavoratore la copertura contributiva c.d. figurativa.

Pertanto, previa domanda e autorizzazione dell’INPS hanno diritto ai permessi mensili:

  • il coniuge (o parte dell’unione civile);
  • il convivente[2];
  • i parenti e affini entro il secondo grado[3].

 

Utilizzo fraudolento dei permessi retribuiti

Tuttavia, la possibilità di fruire di permessi retribuiti fino a quando permane l’autorizzazione dell’INPS, possono esporre questa tipologia di assenze ad abusi da parte dei dipendenti.

Le conseguenze che possono scaturire da eventuali e reiterati “abusi”, che si concretizzano nell’utilizzo dei permessi per finalità completamente diverse da quelle assistenziali, sono particolarmente gravi e vanno dal licenziamento per giusta causa sino all’instaurazione di procedimenti penali.

In buona sostanza, sebbene sussistano i requisiti formali e amministrativi per usufruire dei permessi, è possibile che il lavoratore abusi dell’assenza dal lavoro per fare altro.

Può accadere, quindi, che la condotta del dipendente si appalesa così grave da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro con l’azienda, in quanto trattasi di comportamento che andrebbe a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, dando origine ad un valido motivo per interrompere in tronco il rapporto di lavoro.

Non solo, l’abuso dei permessi per Legge 104 costituisce una evidente truffa ai danni dell’Inps, che provvede al pagamento delle giornate di permesso.

 

L'interpretazione estensiva della Cassazione

La Corte di Cassazione[4] ha, comunque, interpretato l’assistenza ai disabili in maniera estensiva, affermando che lo scopo dei permessi e