Enti del terzo settore: la scelta del regime contabile e la redazione del bilancio di esercizio

Siamo prossimi all’entrata in vigore della Riforma del Terzo Settore. In questo articolo ci soffermiamo sul regime contabile cui ricorrere nella redazione del bilancio di esercizio di enti del terzo settore che svolgano attività commerciali e non.

Riforma del terzo settore: a breve l’entrata in vigore

la riforma del terzo settore e gli enti non commercialiDopo la concreta attuazione del Registro Unico del Terzo settore, avvenuta con l’approvazione del decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali il 15 settembre scorso, la riforma si avvia rapidamente all’entrata in vigore integrale. 

Sarà necessario attendere ancora un ultimo passo della Commissione europea tenuta a dare il “via libera” ai regimi forfetari di determinazione del reddito.

Dall’anno successivo la riforma sarà così pienamente operativa.

I principali attori, cioè gli ETS, dovranno così superare le inevitabili criticità che si manifesteranno soprattutto nella fase iniziale.

A tal fine deve essere rilevata la sussistenza di un’asimmetria tra la previsione dell’art. 13 del D.Lgs n. 117/2017, avente ad oggetto la redazione del Bilancio di esercizio, e l’art. 87 del medesimo decreto, avente quale oggetto gli obblighi contabili, ai fini fiscali, degli ETS non commerciali.

Al fine di comprendere meglio la predetta asimmetria deve essere osservato, preliminarmente, che l’articolo 13 del Codice del Terzo settore è una disposizione avente natura civilistica.

Invece, il successivo articolo 87 è una norma che ha natura tributaria.

Infatti, è inserita nel titolo X “Regime fiscale degli enti del Terzo settore”.

Sull’argomento abbiamo pubblicato anche:

“Enti del terzo settore con bilanci differenziati”

 

Regime fiscale degli enti del terzo settore

L’art. 87, comma 1, lett. a) prevede che gli ETS non commerciali devono:

“in relazione all’attività complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza ed analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente le attività indicate all’articolo 6 da quelle di cui all’articolo 5, con obbligo di conservare e la relativa documentazione per un periodo non inferiore a quello indicato dall’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600”.

La disposizione citata riguarda l’attività “complessivamente svolta”, quindi sia istituzionale, ma anche quella commerciale.

Tuttavia, se l’ente esercita esclusivamente un’attività istituzionale, non sussistono problemi di sorta.

Invece, nell’ipotesi in cui una o più attività vengano svolte con modalità commerciali si deve tenere conto di quanto disposto dalla successiva lettera b).

 

Regime fiscale degli enti del terzo settore che svolgono attività commerciali

In particolare, tale diposizione prevede che l’ETS non commerciale deve:

“in relazione alle attività svolte con modalità commerciali, di cui agli articoli 5 e 6, tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui all’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche al di fuori dei limiti quantitativi previsti al comma 1 del medesimo articolo”.

Si tratta, nella sostanza, dei medesimi obblighi contabili dei contribuenti che tengono la “contabilità semplificata”.

In tale ipotesi è dunque evidente che può realizzarsi un’asimmetria con la previsione di cui al citato art. 13 del “Codice del Terzo settore”.

Si supponga, ad esempio, che nell’anno precedente l’ETS abbia conseguito proventi comunque denominati di importo pari a 500.000 euro.

In tale ipotesi il rendiconto dovrà essere predisposto in base al principio di competenza.

Viceversa, ai sensi della citata disposizione, per le attività svolte con modalità commerciali, la contabilizzazione delle operazioni potrà essere effettuata unicamente nei registri Iva.

Deve poi considerarsi che, in alternativa, il reddito imponibile ai fini fiscali potrà ad esempio essere determinato in base al regime forfetario di cui all’art. 80 del Codice del Terzo settore.

 

Enti del terzo settore: bilancio per cassa o per competenza?

In tutti questi casi è evidente che…

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