Il controllo fiscale del magazzino: problema contabile o tecnico?

di Luca Marini

Pubblicato il 10 novembre 2020

L’implementazione delle scritture ausiliarie di magazzino come primo tassello del controllo di gestione aziendale: ecco quali sono gli strumenti utili e gli ssviluppi del ruolo del commercialista.

La contabilità di magazzino: i sistemi di controllo civilistico e fiscale

controllo fiscale magazzinoL’implementazione della contabilità di magazzino e la tenuta delle relative scritture ausiliarie, “in forma sistematica e secondo norme di ordinata contabilità, dirette a seguire le variazioni intervenute tra le consistenze negli inventari annuali”, così come prescrive l'art. 14 del d.P.R. n. 600/1973, è un “rito” cui le aziende, in crescita per fatturato e giacenze, devono “sottostare” per sancire il loro ingresso nelle imprese “maggiori”.

Come tutti i riti iniziatici, anche questo contiene una certa dose di utilità, se implementato in un’ottica duplice di soddisfacimento dei requisiti contabili e di realizzazione del sistema di controllo aziendale, andando nella direzione, più volte auspicata nelle colonne di questa rivista, dell’utilizzo della contabilità anche nella logica del controlling (e non ai fini meramente civilistici e fiscali), strumento imprescindibile per la gestione dell’impresa in una prospettiva manageriale.

Difatti, se nel bilancio civilistico-fiscale la variazione delle rimanenze alimenta il costo della produzione, tale voce del conto economico nulla dice riguardo le cause (ulteriori a quella principale: utilizzo in linea di produzione o per vendita) che hanno generato tale variazione, quali, per esempio, eventuali altri impieghi dei materiali (tipo: progettazione o assistenza tecnica) o inefficienze varie (tipo: rottamazioni per obsolescenza o qualità).

Dunque, è opportuno che il commercialista supporti l’impresa durante la fase di implementazione del gestionale di magazzino, al fine di definire delle ulteriori scritture contabili per intercettare i fenome