Accordo per il reintegro della legittima nelle successioni: problematiche fiscali

Le norme successorie italiane, al contrario di quelle di qualche altro stato estero, dettano regole molto precise per quanto riguarda la successione e i diritti dei legittimari.
In particolare, l’erede legittimo che dovesse ritenere di essere leso nei suoi diritti potrà proporre l’azione di riduzione, al fine di ottenere quanto negatogli dal de cuius.
E gli eredi ben possono trovare un accordo, anche stragiudiziale.
In ogni caso, come si vedrà, l’atto da redigere (verbale di conciliazione o atto pubblico o scrittura privata autenticata) sarà soggetto all’imposta sulle successioni, con imposta di registro a tassa fissa.
Qui analizziamo le problematiche fiscali che riguardano la tipologia delle imposte applicabili, successorie, di registro ed anche dirette.

La Cassazione sul reintegro della legittima nella successione

Sentenza della Cassazione n. 1141 del 17 gennaio 201: il caso oggetto di studio

reintegro legittima successioniLa Cassazione è intervenuta più volte sugli accordi per il reintegro di legittima nella successione.

La più recente ordinanza (n. 1141/2019) riguardava questo caso specifico: un padre di due figli aveva nominato erede nel suo testamento olografo un figlio, mente all’altro aveva lasciato un legato di un immobile.

Su impugnazione da parte della madre, si è alla fine arrivati ad un accordo.

Il legatario rinunciava al legato (un immobile) in cambio di una determinata somma di denaro.

Secondo l’Ufficio del Registro, l’atto avrebbe dovuto essere tassato con l’aliquota del 3% (art. 29 DPR 131/1986).

La parte invece sosteneva che l’accordo conciliativo avrebbe dovuto essere soggetto all’imposta sulle successioni (ex art. 43 D.Lgs 346/1990).

Dopo il parere contrario della Commissione Provinciale Tributaria di Lecco e della Regionale della Lombardia, alla fine la Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente; applicazione quindi dell’imposta di successione.

La Commissione Regionale aveva ritenuto che “gli accordi transattivi tesi a reintegrare i diritti di legittima “sono cosa diversa dalla conciliazione giudiziale e nel caso specifico, trattandosi “ sostanzialmente di transazione tra le due parti”, va “tassata in relazione agli obblighi di pagamento che ne derivano, in quanto transazione che non importa trasferimento di proprietà” avendo il notaio “semplicemente effettuato la trascrizione dell’accettazione dell’eredità“.

Secondo la Cassazione, gli accordi tra soggetti coinvolti in questioni successorie, ed aventi per oggetto il reintegro della quota di legittima, hanno natura ricognitiva, e non transattiva.

Questo in quanto i soggetti interessati riconoscono l’inefficacia delle disposizioni testamentarie ritenute lesive, mentre sono assenti reciproche concessioni, caratteristica invece specifica delle transazioni.

 

I patti di reintegro nella successione

I patti di reintegro sono esplicitamente previsti nell’art. 43 del D.Lgs. 346/1990, che appunto ne dispone l’assoggettamento ad imposta sulle successioni, e non all’imposta di registro.

Qualora invece il legittimario stipulasse un vero e proprio atto di transazione, questo sì sconterebbe l’imposta di registro applicabile per le disposizioni ivi contenute, non avendo le attribuzioni così operate natura successoria.

In definitiva, per poter definire l’imposizione applicabile si deve individuare la corretta natura dell’accordo di cui al verbale di conciliazione.

E’ evidente che il discrimine non sempre sarà facilmente identificabile.

L’articolo 43 del TUS, come peraltro anche nelle previgenti disposizioni (art 28 DPR 637/1972 e art. 6 RD 3270/1923, modificato dal RDL 1479/1935) ha specificatamente previsto che nelle successioni testamentarie l’imposta di successione si applica in ogni caso in base alle disposizioni del testamento, ancorchè impugnate giudizialmente, come pure agli eventuali accordi diretti a reintegrare i diritti lesi dei legittimari.

Il legittimario, in alternativa alla via giudiziale, ben può addivenire ad un accordo negoziale a tutela dei suoi diritti, e questo ancorchè il legislatore non lo abbia esplicitamente previsto.

A questa tipologia di accordi, come già anticipato, viene generalmente attribuita natura ricognitiva, non transattiva, in quanto si tratta di riconoscere l’inefficacia delle disposizioni testamentarie che hanno leso il diritto del legittimario.

Perché si possa invece trattare di transazione appare necessario che si sia in presenza di reciproche concessioni, desumibili dallo stesso atto che previene o definisce la lite.

Nel caso sopra indicato, con il verbale di conciliazione i fratelli hanno raggiunto un accordo consistente nel reintegro della legittima mediante una determinata somma di denaro, e a tale atto non…

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