Società di persone. Costo fiscalmente riconosciuto per la quota di partecipazione ceduta. Problematiche per il recesso

Analizziamo le modalità di determinazione del costo fiscalmente riconosciuto ad una persona fisica per le quote di società di persone, sia ai fini di una cessione, sia in caso di recesso. E per il recesso, ne analizziamo l’impatto fiscale, per il socio recedente e per la società.

Cessione di quote: valore del costo fiscalmente riconosciuto alla partecipazione di società di persone

società persone costo partecipazioneNel caso di cessione di quote di società di persone, come pure anche nel caso di recesso, si dovrà in ogni caso determinare il valore di costo fiscalmente riconosciuto alla partecipazione, per il socio persona fisica cedente.

Nel caso di cessione, per determinare il capital gain da tassare, oggi con l’unica aliquota del 26 %. Tassazione per cassa.

Nel caso di recesso, per la determinazione della differenza da recesso da tassare come reddito di partecipazione. Tassazione per competenza.

Tassazione separata se la partecipazione è posseduta da più di 5 anni oppure, su opzione, tassazione con le normali aliquote IRPEF (art.17, c.1, lett. l) e c. 3 TUIR), come anche per le partecipazioni possedute da un periodo inferiore.

In particolare non ci convincono due scelte, una del legislatore e una dell’Amministrazione finanziaria, peraltro consolidate e a quanto ci risulta nemmeno più messe in discussione, relativamente al recesso.

Una riguarda la categoria di reddito assegnata alla differenza di recesso per il socio recedente, reddito di partecipazione in luogo di reddito di capitale, e l’altra riguarda la deducibilità fiscale della differenza da recesso per la società, per via di certe illogicità che si potrebbero verificare.

 

Il costo fiscalmente riconosciuto

Il costo fiscalmente riconosciuto è dato dal prezzo di acquisto (o di sottoscrizione) della partecipazione, cui aggiungere gli utili fiscali dichiarati successivamente e detrarre gli utili distribuiti, nei limiti di quanto dichiarato, quindi sino a concorrenza dell’imponibile.

Lo stesso in caso di perdite fiscalmente determinate, da detrarre.

Sono in ogni caso escluse da tassazione le somme provenienti da rimborso del capitale e/o di finanziamenti soci.

In definitiva, il costo di acquisto è aumentato delle spese incrementative, dei versamenti in conto capitale, a fondo perduto, a copertura perdite, delle rinunce ai crediti e dei redditi imputati per trasparenza, con detrazione delle perdite attribuite e gli utili distribuiti, nel limite dei redditi fiscali.

Così precisa l’art. 68, comma 6 del Tuir:

“Per le partecipazioni nelle società indicate dall’articolo 5, il costo è aumentato o diminuito dei redditi e delle perdite imputate al socio e dal costo si scomputano, fino a concorrenza dei redditi già imputati, gli utili distribuiti al socio.“

Nel casi di provenienza donativa, la base di riferimento è il costo riconosciuto al donante, oltre all’imposta sulle donazioni.

In caso di provenienza successoria, se soggetta ad imposte, la base di riferimento è il valore dichiarato o definito, più l’imposta sulle successioni.

Se non soggetta ad imposte, valore normale alla data di apertura della successione (per titoli non quotati, in base al patrimonio netto contabile, senza alcun avviamento non contabilizzato; per titoli quotati, media aritmetica dei valori dell’ultimo mese).

Nel caso della cessione, la eventuale rivalutazione della quota è fiscalmente riconosciuta, il che non accade invece nel caso del recesso, dove in pratica la eventuale rivalutazione effettuata dal socio non ha alcun effetto pratico.

E questo per via della tipologia di reddito che si realizza dal punto di vista tributario: nel caso di recesso il reddito realizzato non è considerato reddito da capital gain, ma reddito di impresa.

 

Valore contestato per il recesso

Cosa accade nel caso in cui ci sia controversia circa l’ammontare della differenza da recesso ? Si dovrebbe ritenere il tutto sospeso fino alla determinazione condivisa o giudiziale di un importo.

La Direzione Regionale della Lombardia si è però pronunciata in senso opposto (risposta ad istanza di consulenza giuridica presentata dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, risposta n. 904/5/2014).

Il momento di riferimento per la tassazione della differenza di recesso è…

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