Indennità chilometriche non giustificabili sono tassate al dipendente

Le spese di trasferta sostenute dal lavoratore non possono essere escluse dalla retribuzione imponibile tranne che non vengano provate le specifiche trasferte giustificative.

indennità chilometriche tassate dipendenteSpese per le trasferte del dipendente: nessuna deduzione fiscale per le indennità chilometriche fuori busta: il versamento sul conto corrente del contribuente non adeguatamente giustificato costituisce reddito imponibile non dichiarato e la percezione da parte dello stesso contribuente di una somma a titolo di indennità chilometrica, equivale ad un compenso “fuori busta”.

[NdR: CommercialistaTelematico aveva già pubblicato un utilissimo approfondimento in merito: I rimborsi spese per le trasferte dei dipendenti: consigli e regole da rispettare]

Lo ha precisato la Corte di cassazione, nell’ordinanza n. 21597 del 7 ottobre 2020, secondo cui la normativa fiscale che prevede la deducibilità dell’indennità di trasferta é assai restrittiva, occorre dunque la necessaria documentazione di supporto che attesti il costo di percorrenza di ciascuna trasferta.

Sul punto i giudici di seconde cure si sono “diffusamente spesi nel dare conto della inattendibilità delle giustificazioni rese dal contribuente e dell’inconsistenza degli elementi probatori addotti”.

Non è, infatti, deducibile la spesa per la trasferta senza una documentazione specifica.

Ecco che, quindi, le spese di trasferta sostenute dal lavoratore non possono essere escluse dalla retribuzione imponibile, tranne che non vengano provate le specifiche trasferte giustificative.

Riguardo le indennità chilometriche, la Suprema corte ha elogiato la Commissione tributaria regionale che si è dimostrata favorevole all’assoggettamento a tassazione delle somme ricevute dal contribuente a tale titolo affermando che:

“è appena il caso di ricordare che l’indennità di trasferta è una spesa deducibile e che la stessa deve essere riferita ad una specifica trasferta ed è limitata al costo di percorrenza (art. 95 comma 3 Tuir)”.

La Corte ha precisato che, nel caso di specie non sono in discussione le esigenze lavorative, che avrebbero se del caso portato il contribuente a raggiungere giornalmente le diverse sedi aziendali.

Difetta il riscontro delle trasferte per le quali il contribuente stesso ha percepito le indennità chilometriche.

“Ritenuto che la norma fiscale è di stretta interpretazione, in mancanza di una puntuale documentazione di supporto, che attesti la trasferta derivante dal rapporto di lavoro o da essa occasionata, ed esclusa la rimborsabilità della spesa sostenuta per recarsi giornalmente al lavoro; considerato che l’appellante non produce elementi nuovi, che consentono di riconoscergli le indennità chilometriche percepite, dette somme non possono ritenersi escluse dalla retribuzione imponibile”.

Potrebbe interessarti questo intervento: La tassazione dell’indennità del trasfertista

Vedi anche: Nota spese e documenti giustificativi per le trasferte dei dipendenti: conservazione informatica

A cura di Vincenzo D’Andò

Mercoledì 14 ottobre 2020

 

Queste informazioni sono tratte dal Diario Quotidiano di CommercialistaTelematico

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