Principio di competenza e registrazione fatture

In tema di imposte sui redditi, dalla previsione di cui all’articolo 109 del Tuir, si desume che, anche per le spese e gli altri componenti negativi, l’obiettiva determinabilità, prevista dalla legge ai fini dell’individuazione del corretto esercizio di competenza, non è collegabile alla manifestazione della volontà delle parti sul costo, essendo, altrimenti, ad esse rimessa la scelta di stabilire a quale esercizio imputare il relativo componente del reddito d’impresa, e il mancato accordo delle parti non significa che il costo non possa essere obiettivamente determinabile prima dell’accordo stesso.

Principio di competenza e registrazione fattureLa Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 10163 del 28/05/2020, ha espresso rilevanti considerazioni in tema di principio di competenza.

Nel caso di specie, una società aveva impugnato dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Lodi, un avviso di accertamento, con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione, in relazione all’anno 2006, costi non deducibili perché non documentati e costi non di competenza.

(Pe approfondire leggi anche: Il principio di competenza nella giurisprudenza di Cassazione di Gianfranco Antico).

 

Principio di competenza e registrazione delle fatture

In particolare, la contribuente deduceva di avere imputato la fattura contestata all’esercizio 2006, anziché al 2005, poiché solo nel 2006 era divenuto certo ed obiettivamente determinabile l’esatto ammontare delle prestazioni.

I giudici di primo grado accoglievano il ricorso limitatamente alla deducibilità di tale costo, rigettandolo per il resto.

In esito all’appello proposto dall’Ufficio, la Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’impugnazione e, dopo avere dato atto che la prestazione non era regolata da alcun contratto o accordo scritto, circostanza questa comunque del tutto irrilevante in ragione del principio della libertà di forma negoziale, poneva in rilievo che le ammissioni del legale rappresentante della società cedente e della società cessionaria, che avevano dichiarato che le prestazioni oggetto di fatturazione erano state eseguite nell’anno 2005 e che nello stesso anno erano stati pagati acconti per euro 91.329,00 (circostanze non contraddette da prova contraria), lasciavano ritenere che i criteri di certezza e determinabilità richiamati dall’art. 109 del Tuir si fossero in realtà concretizzati nell’anno 2005, e non nell’anno 2006, per cui l’esercizio corretto di competenza per la deducibilità di detti costi era appunto l’anno 2005.

La società contribuente ricorreva infine per cassazione, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 109, comma 1, del Dpr. 22 dicembre 1986, n. 917 e sostenendo che la motivazione della decisione impugnata era errata, laddove la Commissione Tributaria Regionale non aveva tenuto conto che oggetto del contendere non era una ordinaria ipotesi di fornitura chiusa, alla quale avrebbe dovuto conseguire il pagamento e l’imputazione del relativo costo nell’anno d’imposta in corso, ma piuttosto un’ipotesi che trovava la propria fonte normativa nel comma 1 del citato art. 109, che prevede, in deroga alla regola generale di imputazione dei costi all’esercizio di competenza, che questi possano essere imputati ad altro esercizio e, precisamente, a quello in cui essi diventino certi e siano determinabili in modo obiettivo nell’ammontare.

Come era emerso nel giudizio di merito, sottolineava la ricorrente, i rapporti aventi ad oggetto la fornitura erano fondati su un rapporto di commissione di tipo «aperto», da eseguire sul posto di produzione sulla base delle lavorazioni di volta in volta da effettuare e per un tempo non predeterminabile; per cui la ricorrenza di tale tipo di commessa non consentiva di determinare in modo obiettivo l’ammontare e l’esatta esistenza della spesa di esercizio, laddove soltanto all’esito della cessazione della commessa e della rendicontazione, avvenuta nella specie nel 2006, era divenuta certa l’esistenza e determinabile quindi, in modo obiettivo, l’ammontare delle spese, che, pertanto, solo in quell’anno potevano concorrere al reddito imponibile.

Il punto dirimente, secondo la ricorrente, non era dunque se la prestazione oggetto di fatturazione fosse o meno stata eseguita nell’anno 2005, ma se il costo della prestazione fosse divenuto o meno certo nel 2005.

Secondo la Suprema Corte il ricorso era infondato.

 

Le valutazioni della Cassazione

Evidenziano infatti i giudici di legittimità che, in tema di imposte sui redditi d’impresa, dalla previsione di cui all’art. 109 del Tuir si desume che anche per le spese e gli altri…

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