Modello EAS terzo settore: scadenza al 30 giugno 2020

La legge di conversione del Decreto Cura Italia, tra le tante proroghe introdotte, ha posticipato la scadenza di presentazione del Modello EAS per gli enti del Terzo settore al 30 giugno 2020.
Alla base di tale scelta l’esigenza di maggiore controllo su un settore che gode di particolari agevolazioni fiscali. In questo contributo facciamo il punto sugli enti obbligati e non all’invio di tale Modello e sulle variazioni oggetto della comunicazione.
Cosa succede in caso di mancato invio del Modello nei termini ordinari?

modello eas scadenzaModello EAS terzo settore: premessa generale

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 110 del 29.04.2020 la Legge n. 27/2020, di conversione del Decreto Legge 17.03.2020, n. 18 (Decreto Cura Italia) che, tra le altre scadenze, ha prorogato la presentazione del modello EAS dal 31 marzo 2020 al 30 giugno 2020,

Pertanto gli enti associativi, che usufruiscono di una o più agevolazioni contenute nell’art. 148 del DPR 917/86 e nell’art. 4, commi 4 e 6, del DPR 633/1972, hanno l’obbligo di comunicare telematicamente (direttamente o attraverso un intermediario abilitato) le variazioni intervenute nel periodo 2019 attraverso la compilazione di un nuovo Modello EAS entro la nuova data sopraindicata.

Lo scopo dell’Amministrazione Finanziaria è quello di verificare il rispetto delle condizioni che consentono di godere delle agevolazioni fiscali previste ai fini delle imposte dirette e dell’Iva rispettivamente dall’art. 148 Tuir e dall’art. 4 D.P.R. 633/1972 (detassazione IRES e IVA delle quote o dei contributi incassati come chiarito dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 12/2009 e n .45/2009).


Nota: il Codice del Terzo settore (Decreto Legislativo n. 117-2017) ha previsto che gli enti che si iscriveranno nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore non dovranno più inviare il modello EAS (allo stato attuale tuttavia il registro non è ancora del tutto operativo e risulta ancora obbligatorio l’invio del modello EAS).

Occorre evidenziare che l’adempimento resterà comunque in vigore per gli enti che non si iscriveranno nel Registro Unico RUNT.


I soggetti tenuti alla presentazione del Modello EAS 

Sono obbligati alla presentazione del modello EAS, come disposto dalla CM n. 12/2009, gli enti associativi di natura privata (con o senza personalità giuridica) che svolgono anche la sola attività istituzionale (ricevendo quote associative o contributi dai loro soci) ovvero una attività commerciale al fine di avvalersi delle agevolazioni tributarie.

I soggetti obbligati sono pertanto i seguenti:

  1. Associazioni sportive dilettantistiche; 
     
  2. Associazioni politiche e religiose; 
     
  3. le Associazioni sindacali e di promozione sociale;
     
  4. Società sportive dilettantistiche ex art. 90 L. 289/2002 (Srl o cooperative, senza fine di lucro;
     
  5. Associazioni di categoria e di formazione extrascolastica;
     
  6. Associazioni pro loco, associazioni culturali e assistenziali;
     
  7. Organizzazioni di volontariato ed altri enti.

Nota: l’Agenzia delle Entrate (circolari n. 12/2009 e n.45/2009) ha chiarito che l’onere dell’invio del modello, seppure in forma ridotta, grava sulle associazioni sportive dilettantistiche che effettuano operazioni strutturalmente commerciali anche se non imponibili ai sensi dell’art. 148 del Tuir (è obbligato alla presentazione del modello EAS anche chi richiede ai soci il versamento di corrispettivi per lo svolgimento delle pratiche sportive (corsi di nuoto, utilizzo delle attrezzature, ecc) ovvero svolga attività decommercializzate (attività pratica verso corrispettivi specifici o quote aggiuntive nei confronti dei soli soci).


Soggetti non obbligati all’invio del Modello EAS

Sono invece esonerati da tale obbligo i seguenti soggetti:

  1. le associazioni di volontariato regolarmente iscritte ai registri del volontariato di cui alla legge 266/91 che svolgono solo attività istituzionali oppure che, svolgendo attività commerciali e produttive, realizzano solo quelle attività marginali individuate dal Decreto Ministro delle Finanze del 25 maggio 1995 ( ad esempio attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito, iniziative occasionali di solidarietà, attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasioni di raduni, manifestazioni e simili); 
     
  2. le associazioni pro-loco che hanno optato per il regime previsto dalla legge 398/91(la circolare 12/2009 chiarisce che le associazioni pro-loco che non hanno optato per la legge…
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