Regime agevolato per impatriati: i periodi di studio e lavoro non sono cumulabili

di Antonella Madia

Pubblicato il 25 maggio 2020

Avvalersi delle agevolazioni fiscali per gli impatriati comporta un grande risparmio di imposta e una vera possibilità di tornare a lavorare in Italia; l’obiettivo del legislatore è infatti quello di incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni. Ma per accedere a tale beneficio bisogna rispettare condizioni particolari: tra queste, l’aver svolto attività di lavoro o studio all’estero per almeno due anni. L’Agenzia delle Entrate ricorda però che i due periodi non sono cumulabili tra loro e che nel caso di periodo di studio all’estero, esso sarà valido solo se ha portato all’effettivo conseguimento di un titolo di studio.

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L’Agenzia delle Entrate si occupa di chiarire in che condizioni è possibile avvalersi del regime agevolato per lavoratori impatriati di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015, modificato dal D.L. n. 34/2019 (cd. “Decreto Crescita”), art. 5: la norma infatti prevede dei meccanismi di vantaggio fiscale per i soggetti che decidono di risiedere stabilmente in Italia dopo periodi di lavoro o studio all’estero, con una riduzione della base imponibile sui redditi percepiti in Italia per i 5 anni successivi al trasferimento.

Il comma 2 dell’art. 16, in particolare, prevede una particolare disciplina per i soggetti che abbiano svolto attività di studio all’estero.

Di tale tema si occupa l’Agenzia delle Entrate con il Principio di diritto n. 4 del 14 febbraio 2020.

 

Le disposizioni per i soggetti impatriati

Al fine di incentivare l'ingresso o i