Regime agevolato per impatriati: i periodi di studio e lavoro non sono cumulabili

Avvalersi delle agevolazioni fiscali per gli impatriati comporta un grande risparmio di imposta e una vera possibilità di tornare a lavorare in Italia; l’obiettivo del legislatore è infatti quello di incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni.
Ma per accedere a tale beneficio bisogna rispettare condizioni particolari: tra queste, l’aver svolto attività di lavoro o studio all’estero per almeno due anni. L’Agenzia delle Entrate ricorda però che i due periodi non sono cumulabili tra loro e che nel caso di periodo di studio all’estero, esso sarà valido solo se ha portato all’effettivo conseguimento di un titolo di studio.

regime agevolato impatriatiRegime agevolato per impatriati

L’Agenzia delle Entrate si occupa di chiarire in che condizioni è possibile avvalersi del regime agevolato per lavoratori impatriati di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015, modificato dal D.L. n. 34/2019 (cd. “Decreto Crescita”), art. 5: la norma infatti prevede dei meccanismi di vantaggio fiscale per i soggetti che decidono di risiedere stabilmente in Italia dopo periodi di lavoro o studio all’estero, con una riduzione della base imponibile sui redditi percepiti in Italia per i 5 anni successivi al trasferimento.

Il comma 2 dell’art. 16, in particolare, prevede una particolare disciplina per i soggetti che abbiano svolto attività di studio all’estero.

Di tale tema si occupa l’Agenzia delle Entrate con il Principio di diritto n. 4 del 14 febbraio 2020.

 

Le disposizioni per i soggetti impatriati

Al fine di incentivare l’ingresso o il rientro dei lavoratori in Italia il Decreto Legislativo n. 147/2015, articolo 16, è stato modificato da parte del più recente Decreto Crescita (D.L. n. 34/2019).

Tale intervento comporta che i soggetti di nazionalità italiana o estera che a partire dal 2020 trasferiscono in Italia la loro residenza fiscale possano beneficiare di una detassazione del 70% dei loro redditi da lavoro dipendente/autonomo per i cinque periodi di imposta successivi.

La detassazione aumenta notevolmente fino a raggiungere il 90% dei redditi prodotti qualora tali soggetti si trasferiscono in una delle regioni del sud, ossia: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

L’accesso a tale regime è consentito anche a quei soggetti che decidono di trasferirsi in Italia per avviare attività di impresa, anche nel caso in cui tali soggetti non siano in possesso di un titolo di studio di laurea oppure per i soggetti che comunque non ricoprono posizioni dirigenziali.

Rispetto al passato un altro vantaggio è il fatto che non è più richiesta la residenza all’estero per almeno 5 anni, bensì solamente per 2 anni.

Oltre alla detassazione per i primi 5 anni, è prevista un’ulteriore detassazione per ulteriori 5 periodi di imposta per i lavoratori che hanno almeno un figlio minorenne o a carico, così come nei confronti dei lavoratori che, successivamente al trasferimento in Italia, divengono proprietari di almeno di un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia (la quale può essere acquistata anche congiuntamente col coniuge).

In tale ulteriore quinquennio la detassazione si attesta al 90% dell’ammontare del reddito, nei confronti dei lavoratori con almeno tre figli minorenni o a carico.

 

I chiarimenti dell’AE su chi si è trasferito nel 2019

Il regime agevolato per impatriati previsto per chi è rientrato nell’anno 2019 è diverso rispetto a chi ha trasferito la propria residenza nel 2020.

Su tale tema è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con il Principio di diritto n. 4/2020, specificando alcune questioni rimaste poco chiare in ordine alla possibilità di godere della detassazione.

In particolare l’AE chiarisce innanzitutto che l’obiettivo dell’articolo 16 del Decreto Legislativo n. 147/2015 è quello di incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni, favorendo conseguentemente lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del nostro Paese.

Con riferimento alla fruizione del beneficio per l’anno 2019 (ossia prima che entrassero in vigore le disposizioni di cui al Decreto Crescita), l’Agenzia specifica che al verificarsi di specifiche condizioni i lavoratori possono ottenere questo particolare regime per il quale i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%.

 

Soggetti destinatari del regime agevolato per impatriati

Sono destinatari di tale agevolazione i cittadini dell’Unione Europea o di un altro stato Extraeuropeo con il quale l’Italia ha in…

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