Decreto Cura Italia: trasformazione in crediti d’imposta a seguito di cessione crediti non performing

Tra le misure di sostengo finanziario alle imprese per fronteggiare l’emergenza CoronaVirus, vi è quella che prevede la possibilità di trasformare in crediti d’imposta le imposte anticipate (di seguito DTA) riferite a perdite fiscali ed eccedenze ACE, anche se non iscritte a bilancio, nel caso in cui si cedano crediti deteriorati (c.d. NPL), ovvero crediti pecuniari vantati verso debitori inadempienti.
L’intervento consiste di anticipare come credito di imposta l’utilizzo delle perdite fiscali e delle eccedenze Ace riportabili, di cui altrimenti si sarebbe potuto usufruirne in periodi successivi e solo in caso di realizzo di un reddito imponibile

cessione crediti NPLCessione crediti NPL: brevi cenni alla normativa

Il valore nominale del credito ceduto determina l’importo delle perdite e delle eccedenze ACE rilevante ai fini della trasformazione, che può essere considerato per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti.

Il limite massimo di valore nominale dei crediti, tenendo conto anche di quelli ceduti da altri soggetti appartenenti al medesimo gruppo societario, non può essere superiore ad un importo di Euro 2 miliardi.

La trasformazione in credito d’imposta avviene alla data di efficacia della cessione dei crediti.

A decorrere dalla data di efficacia della cessione dei crediti, per il cedente non è più possibile utilizzare le perdite e le eccedenze ACE relative alle attività per imposte anticipate complessivamente trasformabili in credito d’imposta.

Tali crediti possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ovvero possono essere ceduti secondo quanto previsto dall’articolo 43-bis o dall’articolo 43-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ovvero possono essere chiesti a rimborso.

I crediti d’imposta vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (si pensa nel quadro RU) e non concorrono alla formazione del reddito di impresa né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Infine, è previsto che le disposizioni agevolative non si applicano alle cessioni di crediti tra società che sono tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile e alle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto, e non possono essere usufruire dai soggetti in stato di disseto e insolvenza.

 

Le finalità della norma

Come sottolineato nella relazione illustrativa al Decreto Covid-19, l’intervento consiste di anticipare come credito di imposta l’utilizzo delle perdite fiscali e delle eccedenze Ace riportabili, di cui altrimenti si sarebbe potuto usufruirne in periodi successivi e solo in caso di realizzo di un reddito imponibile.

La trasformazione in credito di imposta e il suo utilizzo, in sostanza, consentirebbero di ridurre il fabbisogno di liquidità connesso con il versamento di imposte e di contributi, aumentando così la disponibilità di cassa in un periodo di crisi, come quello attuale.

Pertanto, se da un lato il legislatore incentiva tale trasformazione che permette alla società di avere maggiori risorse finanziarie, percepite, sia a seguito della cessione del credito, sia in forza dell’utilizzo dei crediti d’imposta, dall’altro lato, però, per ottenere i suddetti benefici di liquidità, richiede il versamento di un canone.

 

Il versamento del canone

Infatti, la disposizione prevede che per la trasformazione sia necessario esercitare un’opzione, rinviando all’articolo 11, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119.

Tale articolo, occupandosi di un altro istituto (art. 2, commi 55 e ss., del D.L. n. 225/2010) che prevede la possibilità, a certe condizioni, di trasformare le DTA, relative a determinati componenti di reddito collegati a crediti e beni immateriali, ha introdotto l’obbligo del versamento di un canone dell’1,5% annuo.

Questo importo è stato voluto dal legislatore per superare le criticità sollevate dalla Commissione Europea, che paventava un’incompatibilità della normativa sulla suddetta trasformazione con la disciplina dei c.d. aiuti di Stato.

A questo punto, ci si chiede, se anche in questo stato di emergenza, è necessario il pagamento di tale canone.

Infatti, si deve ricordare che l’art. 79 del D.L. n. 18/2020 sancisce che l’epidemia da COVID-19 è formalmente riconosciuta come calamità naturale ed evento eccezionale, ai sensi dell’articolo 107, comma 2, lettera b), del Trattato sul funzionamento…

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