Senza versamento alla previdenza complementare niente sgravi e benefici

L’Ispettorato del Lavoro esamina il caso del mancato versamento alla previdenza complementare da parte del datore di lavoro nei confronti del dipendente, chiarendo se e cosa possono fare i lavoratori per ottenere quanto spettante presso il fondo di previdenza e quali misure possono adottare gli organi ispettivi nei confronti del datore stesso.

Senza versamento alla previdenza complementare niente sgravi e benefici L’obbligo di versamento alla previdenza complementare

Come noto il datore di lavoro, nel caso in cui un proprio dipendente aderisce a fondi di previdenza complementare, è tenuto al versamento a tali fondi, secondo quanto previsto dalla legge.

Quindi, oltre alla previdenza obbligatoria alla quale è tenuto sulla base della legge, si genera un’altra tipologia di obbligo, derivante dall’accesso del lavoratore alla previdenza complementare.

 

La previdenza complementare

La previdenza complementare è quella a cui accede il lavoratore in maniera volontaria e libera in aggiunta alla previdenza obbligatoria che è quella a cui è tenuto il datore di lavoro (ma anche il lavoratore) sulla base di un obbligo di legge.

I caratteri della previdenza complementare vengono evidenziati da una Sentenza a Sezioni Unite della Cassazione, precisamente la Sentenza Cassazione n. 4684 del 2015, la quale ha stabilito che la differenza tra previdenza obbligatoria e previdenza integrativa sia da individuare nel carattere generale, necessario, e non eludibile delle tutele del primo tipo, a fronte della natura eventuale delle garanzie del secondo.

La natura privatistica della previdenza integrativa emerge dal meccanismo di adesione del lavoratore a tale tipologia di previdenza, che è un meccanismo di tipo libero e volontario, e l’alimentazione del fondo avviene sia da parte del destinatario della prestazione che da parte del datore di lavoro.

 

I risvolti per il datore di lavoro

L’adesione del lavoratore alla forma pensionistica complementare determina il sorgere per il datore di lavoro di un obbligo contributivo a favore del medesimo fondo, sulla base delle previsioni della Fonte collettiva applicabile.

Nel caso in cui il datore di lavoro non effettua il versamento dei contributi previsti dalle fonti istitutive del fondo prescelto, si integra – secondo il più recente orientamento giurisprudenziale – un inadempimento contrattuale del datore di lavoro, al quale consegue la possibilità da parte del lavoratore di agire di fronte al giudice civile per far tutelare la propria posizione.

La decisione della Cassazione del 9 marzo 2015 n. 4684 ha così definitivamente escluso la natura retributiva del contributo integrativo a carico del datore di lavoro dai contratti e accordi collettivi, riconoscendogli invece una natura esclusivamente di tipo previdenziale.

Ciò ha particolari risvolti: vediamoli meglio.

 

In cosa incorre il datore che non versa alla previdenza complementare

Avendo il mancato versamento dei contributi alla previdenza complementare natura previdenziale e non retributiva, l’Ispettorato del Lavoro con la Nota n. 1436 del 17 febbraio 2020, chiarisce alcuni aspetti.

Innanzitutto per il caso di mancato versamento alla previdenza complementare non è possibile avvalersi dell’istituto della diffida accertativa di cui all’art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004 in quanto tale norma fa riferimento ai “crediti patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro”, mentre in questo caso, come chiarito anche dalla Cassazione, il creditore non è il lavoratore bensì il fondo di previdenza, che a sua volta è tenuto ad erogare delle successive prestazioni previdenziali nei confronti del lavoratore.

Ad ogni modo l’INL chiarisce che nel caso di mancato versamento al fondo di previdenza complementare scelto dal lavoratore, il datore di lavoro si trova a violare l’art. 1, comma 1175 della L. n. 296/2006.

Tale norma (importantissima per poter fruire di sgravi e benefici contributivi) prevede espressamente che:

a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge (…)”.

 

Di conseguenza, il datore di lavoro che omette il versamento alla previdenza complementare del lavoratore perde…

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