Normativa licenziamenti: le novità dopo il Decreto Cura Italia

Come noto l’art. 46 del decreto Cura Italia stabilisce che nel periodo che va dal 17 marzo 2020 al 16 maggio 2020, permane in vigore il divieto di avvio delle procedure di riduzione collettiva del personale e dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo effettuati dai datori di lavoro.
Non influisce sulla norma il numero dei dipendenti in forza.

normativa licenziamenti cura italiaEsame e approfondimento della normativa licenziamenti: i punti principali

La nuova normativa in materia di licenziamento oggettivo di cui al Decreto Legge n. 18-2020 stabilisce in buona sostanza quanto segue:

 

1) Licenziamenti collettivi di cui alla Legge n. 223-1991

A far data dal 17 marzo 2020 e fino al 16 maggio 2020 è preclusa la procedura in oggetto.

A seguito della novità occorre ribadire quanto segue:

se un datore di lavoro volesse aprire una procedura per cessazione di attività deve lasciar trascorrere i sessanta giorni richiamati dal decreto Legge in oggetto (occorre chiarire che restano invece valide le procedure collettive avviate prima della data in vigore del decreto)”.


Nota

Si rammenta che la Legge n. 223/1991 permette alle imprese, interessate da una riduzione o trasformazione di attività, di aprire tale procedura se intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito del territorio della stessa provincia.

La procedura pertanto riguarda le imprese di cui alla Legge n. 223/1991 che al termine della Cassa integrazione straordinaria non riprendono l’attività lavorativa e procedono al licenziamento dei lavoratori.


2) Licenziamenti individuali

La normativa vieta il licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo (a prescindere dal numero dei dipendenti in forza), per un periodo di 60 giorni con decorrenza dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del Decreto Legge n. 18-2020) .

 

I licenziamenti che sono esclusi dalle nuove restrizioni di cui al Decreto Cura Italia

Per fare chiarezza è utile fornire un elenco dei licenziamenti esclusi dalle restrizioni di cui al Decreto “Cura Italia”:

 

1) Licenziamento per giusta causa

Come noto tale tipologia di licenziamento non consente la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro;


Nota

La giusta causa è una condotta posta in essere dal dipendente talmente grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto durante il periodo di preavviso e pertanto il contratto si risolve immediatamente (sono i CCNL e i codici disciplinari ad individuare i casi che giustificano questo tipo di licenziamento).


2) Licenziamenti per giustificato motivo soggettivo

Trattasi di licenziamenti di natura disciplinare che comportano il rispetto della procedura di contestazione e di difesa di cui all’art. 7 della legge n. 300/1970 ovvero delle norme contenute nel CCNL di riferimento.


Nota

Nei licenziamenti per giustificato motivo tra la data di comunicazione del licenziamento e l’ultimo giorno di lavoro deve trascorrere un periodo di tempo definito dal contratto collettivo o dalla legge “periodo di preavviso”, tale da consentire al dipendente di percepire comunque la retribuzione e nel frattempo cercarsi un’altra occupazione.


3) Risoluzione del rapporto di apprendistato

Al termine del periodo formativo il datore di lavoro può recedere dal rapporto di lavoro in quanto non risulta applicabile il giustificato motivo oggettivo”.

 

4) Licenziamenti per la fruizione del pensionamento per la “quota 100”

Riguarda i soggetti che usufruiscono di tale agevolazione previdenziale.

Per approfondimenti sulla Quota 100, leggi “Quota 100: dal 2019 arriva la pensione anticipata”CLICCA QUI

 

5) Licenziamenti dovuti al superamento del periodo di comporto

Per periodo di comporto si intende il periodo di tempo durante il quale un lavoratore, assente per malattia o infortunio, conserva il proprio diritto al mantenimento del posto di lavoro (la durata è fissata dalla contrattazione collettiva e una volta decorso il periodo di comporto, se il lavoratore non rientra a lavoro, il datore di lavoro è libero di licenziarlo).

 

6) Licenziamenti per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia

Si ricorda che per la prosecuzione del rapporto di lavoro occorre…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it

Emergenza COVID-19

Gentile Lettore,
Commercialista Telematico ha deciso di mantenere attivi tutti i suoi servizi per informare e supportare tanti professionisti e imprese in questo difficile momento e ugualmente è impegnato nell’attuare le misure di contrasto alla diffusione del coronavirus a protezione dei propri dipendenti e collaboratori. Pertanto, qualora ne avessi necessità, ti invitiamo a utilizzare la comunicazione via e-mail anziché quella telefonica.
Ti risponderemo ai seguenti indirizzi: info@commercialistatelematico.com o ecommerce@commercialistatelematico.com

#IORESTOACASA