Presupposti per l'utilizzo del plafond IVA

In tema di IVA e con riferimento al regime della sospensione dal pagamento dell’imposta per le cessioni all’esportazione, deve farsi riferimento, ai fini della verifica del rispetto del plafond annualmente previsto per beneficiare dell’agevolazione, all’anno di registrazione della fattura relativa all’operazione originaria e non già a quello di registrazione del documento fiscale con il quale vengono apportate modifiche alla predetta fattura.

utilizzo del plafondLa Cassazione si esprime in tema di utilizzo del plafond

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 25485 del 10/10/2019, ha chiarito alcuni rilevanti profili in tema di presupposti e criteri di utilizzo del plafond.

Nel caso di specie, in particolare, la società contribuente, previa regolare dichiarazione d’intento, aveva emesso due fatture in sospensione d’imposta, ai sensi dell’art. 8, primo comma, del Dpr. 26 ottobre 1972, n. 633, poi rettificate nell’anno 2004, sulla base di una nuova dichiarazione d’intento, in ragione di un errore sulla determinazione del prezzo.

L’Agenzia delle Entrate aveva quindi contestato alla società l’erronea emissione delle note di addebito in sospensione d’imposta, essendo la prima dichiarazione di intento scaduta per raggiungimento del plafond 2003 e non potendo utilizzarsi la dichiarazione di intento relativa all’anno 2004.

La CTP aveva parzialmente accolto il ricorso, dichiarando non dovute le sanzioni.

La CTR aveva poi accolto l’appello principale dell’Agenzia delle Entrate e respinto l’appello incidentale della società, evidenziando che:

  1. la variazione dei prezzi per cui erano state emesse le note di addebito era avvenuta dopo la scadenza della lettera d’intenti per il 2003, revocata in ragione del raggiungimento del tetto concernente il plafond IVA;
     
  2. conseguentemente, le note di addebito dovevano essere assoggettate ad IVA, non potendo la società contribuente procedere all’utilizzo del plafond 2004 e della lettera d’intenti riguardante tale annualità, essendo l’operazione imputabile all’esercizio precedente (e, dunque, riguardando il plafond 2003);
     
  3. anche le sanzioni erano dovute in ragione della chiarezza della formulazione normativa e non sussistendo alcuna incertezza derivante da divergenze interpretative emergenti dalla giurisprudenza, o da atti provenienti dall’Amministrazione finanziaria.

 

I motivi del ricorso

Avverso tale sentenza la società proponeva infine ricorso per cassazione, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 8 del Dpr. 26 ottobre 1972, n. 633, ed evidenziando che, dal combinato disposto di tale disposizione e degli artt. 21, 23 e 26 del Dpr. n. 633 del 1972, emergeva che, con riferimento all’utilizzo del plafond IVA, si applica il criterio del “registrato” e non quello di competenza, risultante dall’art. 6 del medesimo decreto.

Ciò implicava quindi, a suo avviso, che, per le note di variazione per cui era causa, registrate nell’anno 2004, doveva farsi riferimento al plafond 2004 e non a quello 2003.

Secondo la Suprema Corte il ricorso era infondato.

Evidenziano i giudici di legittimità che, come anche già affermato da Cass. n. 22430 del 22/10/2014 e, più di recente, da Cass. n. 15835 del 15/06/2018, la disciplina nazionale delle operazioni relative a scambi con Paesi che si trovano fuori del territorio dell’Unione Europea, come configurata dall’art. 8 del Dpr. n. 633 del 1972, è ispirata al principio della detassazione dei beni “in uscita” dal territorio comunitario, e dell’applicazione dell’IVA italiana a quelli “in entrata”.

E tuttavia, al fine di conciliare l’esenzione da IVA delle operazioni di cessione di beni destinati al consumo all’estero con il diritto – essenziale nel sistema comunitario dell’IVA – alla detrazione dell’imposta sugli acquisti, il legislatore ha introdotto alcune operazioni concretamente non imponibili, sebbene astrattamente assoggettabili ad imposta, che sono, essenzialmente, quelle di cui all’art. 8, primo comma, lett. a) e b), del Dpr. n. 633 del 1972.

 

Operazioni non imponibili e detrazione IVA

Peraltro, sottolinea la Cassazione, l’art. 8, primo comma, lett. c), dello stesso decreto considera non imponibili – sebbene si tratti di acquisti di merci o prestazioni di servizi destinati ad entrare nel territorio UE – anche le cessioni di beni (tranne i fabbricati e le aree edificabili) e le prestazioni di servizi fatte a soggetti che abbiano effettuato abitualmente cessioni…

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