Impugnabilità atto di sollecito: facoltà del contribuente

L’atto di mero sollecito è un atto autonomamente impugnabile da parte del contribuente. Tale impugnazione rappresenta una facoltà e non un onere per il contribuente il cui mancato esercizio non preclude la possibilità di impugnazione con l’atto successivo.

Sollecito impugnabile, facoltà del contribuenteImpugnabilità atto di sollecito: premessa

Al contribuente, avendone facoltà, non è precluso il diritto di impugnare l’atto di sollecito trasmesso prima dell’avviso di intimazione sotteso alla cartella di pagamento notificata oltre il termine quinquennale (Cass. n. 28890/2019).

L’art. 19 del D. Lgs n. 546/1992 elenca espressamente gli atti impugnabili, annoverando tra questi il ruolo e la cartella di pagamento.

Il successivo terzo comma della stessa disposizione stabilisce che:

“…la mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo”.

 

Da ciò deriva che la cartella di pagamento sottesa all’avviso di mora impugnata unitamente ad esso, può essere oggetto di impugnazione solo ovviamente per vizi propri.

L’avviso di mora è atto impugnabile dal contribuente che ne deve eccepire la nullità per omessa notifica dell’atto presupposto (cartella di pagamento).

Il legislatore con l’art. 50, comma 2, del Dpr n. 602/1973 stabilisce che:

“se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica, da effettuarsi con le modalità previste dall’articolo 26, di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni”.

 

Intimazione di pagamento

L’intimazione di pagamento può ritenersi un atto anticipatorio dell’azione l’Agenzia delle Entrate – Riscossione di procedere al prelievo coatto degli importi iscritti a ruolo in caso di mancato pagamento entro sessanta giorni dalla notifica della cartella.

L’intimazione deve essere redatta sulla base del modello legale appositamente previsto e contenere il preciso riferimento alla cartella di pagamento in precedenza notificata, con l’indicazione specifica delle voci che determinano nel dettaglio l’ammontare delle somme richieste, comprensive degli interessi di mora e delle somme aggiuntive.

Si tratta, quindi, di un semplice sollecito, peraltro obbligatorio solo nel caso in cui, dopo la notifica della cartella, l’Amministrazione finanziaria non abbia posto in essere alcun atto di esecuzione forzata per almeno un anno intero.

 

Il caso di studio

Nel caso in esame il contribuente aveva impugnato un avviso di intimazione per crediti previdenziali dinanzi al giudice ordinario, la cui sentenza favorevole veniva poi confermata dalla Corte di Appello.

Quest’ultima aveva ritenuto la maturazione della prescrizione di cinque anni riguardo alla notifica della cartella di pagamento sottesa all’intimazione, avvenuta dieci anni prima dalla notificadel predetto avviso.

L’Agenzia delle entrate – Riscossione ha proposto ricorso per cassazione eccependo, tra l’altro, la nullità della decisione della Corte di Appello che aveva ritenuto irrilevante la circostanza che fossero stati inviati “due atti di sollecito prima dell’intimazione”, i quali potevano essere impugnati dal contribuente facendo valere l’intervenuta prescrizione.

La Suprema Corte, nel respingere il ricorso proposto, ha ritenuto preliminarmente che la scadenza del termine per proporre opposizione a cartella di pagamento produce solo l’effetto della irretrattabilità del credito contributivo senza operare la c.d. conversione del termine di prescrizione breve (quinquennale) in quello ordinario (decennale) ex art. 2953 c.c.; quanto precede poiché tale norma si applica solo nei casi in cui sopraggiunga un titolo giudiziale definitivo, mentre la cartella, atto di natura amministrativa, non acquista efficacia di giudicato.

I giudici hanno affermato, inoltre, che l’eccezione relativa all’impugnabilità di atto di sollecito – principio applicabile anche in materia contributiva (essendo identiche le modalità di riscossione) -, rappresenta un facoltà e non un onere per il contribuente, e non determina…

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