Processo tributario: anche gli SMS fanno prova dei fatti rappresentati

L’SMS e la mail fanno piena prova dei fatti rappresentati se colui contro il quale vengono prodotti non ne contesta la conformità. Il disconoscimento non impedisce comunque che il giudice possa accertare la conformità ai fatti, anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.

 

Processo tributario prova SMSLo Short Message Service (SMS) contiene la rappresentazione di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti ed è riconducibile nell’ambito dell’art. 2712 c.c., con la conseguenza che fa piena prova dei fatti rappresentati se colui contro il quale viene prodotto non ne contesti la conformità ai fatti medesimi.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 19155 del 17 luglio 2019.

 

Anche gli SMS fanno prova nei processi: il caso

 

Nel caso di specie, si trattava di una controversia concernente un’opposizione, promossa davanti al Giudice di pace, avverso un decreto ingiuntivo, relativo ad una somma a titolo di rimborso spese straordinarie, sostenute nell’interesse del figlio minore, quale contributo ulteriore (versando il padre già 250 Euro al mese) per le rette dell’asilo nido.

Il Tribunale aveva riformato la decisione di primo grado, che, in accoglimento dell’opposizione, aveva revocato il decreto ingiuntivo.

In particolare, i giudici di appello avevano sostenuto che dagli SMS prodotti, e non contestati tempestivamente dall’opponente quanto a provenienza e contenuto, emergeva l’adesione di quest’ultimo all’iscrizione del minore all’asilo nido ed all’accollo della metà della retta dovuta, accordo comunque rispondente all’interesse del figlio.

L’opponente al decreto ingiuntivo, infine, proponeva ricorso per cassazione, deducendo la violazione degli artt. 2702 e 2712 c.c., per avere il Tribunale riconosciuto efficacia probatoria, quale scrittura privata, a tre messaggi telefonici riprodotti meccanicamente, attribuendoli erroneamente allo stesso ricorrente, quale presunto autore, pur essendo privi di sottoscrizione e del numero di cellulare del soggetto che li aveva ricevuti.

Il ricorrente lamentava poi la violazione dell’art. 115 c.p.c., non avendo il Tribunale rilevato che all’udienza di prima comparizione davanti al Giudice di pace, egli aveva contestato le produzioni di tali documenti; contestazione sufficiente, trattandosi appunto di documenti privi di sottoscrizione che non dovevano essere formalmente disconosciuti ai sensi degli artt. 214 e 215 c.p.c.

Infine, il ricorrente eccepiva la violazione dell’art. 116 c.p.c. per avere il Tribunale attribuito efficacia probatoria piena alla riproduzione meccanica dei tre messaggi e non invece efficacia meramente indiziaria.

 

Il parere della Cassazione sull’utilizzo degli SMS come prova

 

Secondo la Suprema Corte le censure erano infondate o inammissibili.

Quanto alla seconda, questa era infondata, dato che, come anche di recente statuito (Cass. 5141/2019), l’eventuale disconoscimento dell’SMS non ha gli stessi effetti di quello della scrittura privata, previsto dall’art. 215 c.p.c., poiché, mentre nel secondo caso, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo della stessa, la scrittura non può essere utilizzata, nel primo non può escludersi che il giudice possa accertare la rispondenza all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.

La Corte rileva inoltre che, sempre in tema di efficacia probatoria dei documenti informatici (vedi Cass. n. 11606/2018), anche la mail costituisce documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti, che, seppur privo di firma, rientra tra le riproduzioni informatiche e le rappresentazioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c. e pertanto forma piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale viene prodotto non ne disconosca la conformità.

Il disconoscimento idoneo a far perdere la qualità di prova alle riproduzioni informatiche di cui all’art. 2712 c.c., pur non soggetto ai limiti e alle modalità di cui all’art. 214 c.p.c., evidenzia infine la Cassazione, deve comunque essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e…

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