Il giudice del gravame può sostanzialmente negare l’effetto devolutivo dell’appello?

Il giudice del gravame può omettere di pronunciare sui motivi di impugnazione proposti dall’appellante ritenendoli assorbiti dalla statuizione di nullità della sentenza di primo grado per difetto di motivazione?

Il giudice del gravame può dunque sostanzialmente negare l’effetto devolutivo dell’appello?

Il presente contributo, nel dare risposta a tale interrogativo, fornisce precisi spunti per l’adozione da parte del difensore della corretta ed efficace strategia processuale o linea difensiva.

Processo tributario, effetto devolutivo dell'appello

Che cos’è l’appello

 

L’appello, che attiva il riesame del processo di primo grado, è un mezzo di gravame (rectius: un mezzo d’impugnativa), illimitato o a critica libera, con il quale si può denunciare qualsiasi vizio come causa d’ingiustizia della sentenza di primo grado ed al quale è coessenziale l’effetto devolutivo (si veda nota 1).

In altri termini, esso è un mezzo di gravame diretto a promuovere un riesame delle domande respinte con la sentenza impugnata.

Trattasi di un mezzo d’impugnazione, caratterizzato dalla verifica dell’operato del primo giudice (revisio prioris instantiae) e non dalla revisione della causa (novum judicium).

 

La CT Regionale effettua una revisio, ossia un controllo sulla correttezza della sentenza della CT Provinciale e non realizza un novum iudicium ovvero una nuova fase del giudizio.

L’attacco indispensabile, da portare alla sentenza della CT Provinciale ossia l’enunciazione precisa dei capi sfavorevoli della pronuncia della CT Provinciale, non è fine a se stesso ma è lo strumento per il riesame della controversia sui punti indicati dall’appellante (tantum devolutum quantum appellatum) (si veda nota 2).

 

Appello: l’effetto devolutivo

 

L’appello rappresenta un mezzo di gravame che attribuisce al giudice il potere di ridecidere, con gli stessi poteri dell’organo che ha emesso l’atto impugnato ed attraverso una nuova verifica di tutte le questioni che questo aveva già esaminato, con una pronuncia che ha natura ed effetto sostitutivi di quella gravata.

Il suo effetto devolutivo pieno, pur nei limiti del “devolutum“, conferisce al giudice del riesame il medesimo potere di interpretazione delle domande e delle eccezioni, sancito nell’art. 112 cod. proc. civ., che è già stato compiuto dal precedente giudice e il cui esercizio è sindacabile in sede di legittimità solo se non se ne sia dato conto con motivazione adeguata ed esauriente (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 8929 del 29/04/2005).

La sentenza d’appello, anche se confermativa, si sostituisce totalmente a quella di primo grado: il che significa che il giudice di appello, nel confermare la sentenza di primo grado, può, senza violare il principio del contraddittorio, anche d’ufficio sostituirne la motivazione che ritenga scorretta, con la conseguenza che, salva l’ipotesi che su taluni punti della controversia la sua indagine sia preclusa per essersi formata la cosa giudicata (si veda nota 3), egli può non soltanto pervenire a diverse conclusioni in base ad un diverso apprezzamento dei fatti, ma anche giungere alla medesima soluzione in forza di motivi e di considerazioni che il primo giudice aveva trascurato e cosi sostituire totalmente la propria motivazione a quella della sentenza di primo grado, pur confermandone il contenuto decisorio (Cass. n. 1583/1970).

E’ stato anche chiarito che la congruità della motivazione della sentenza del giudice di appello deve essere verificata con esclusivo riguardo alle questioni che sono state sottoposte al medesimo e dallo stesso risolte per decidere la controversia (Cass. n. 2078/1998).

 

Quando il giudice di gravame non può limitarsi a dichiarare la sola nullità

 

A tali principi si associa quello che le nullità delle sentenze soggette ad appello si convertono in motivi di impugnazione, con la conseguenza che il giudice di secondo grado investito delle relative censure non può limitarsi a dichiarare la nullità ma deve decidere nel merito (Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 1323 del 19/01/2018) (si veda nota 4).

E’ censurabile la sentenza impugnata che, negando l’effetto devolutivo dell’appello, omette di pronunciare sui motivi di impugnazione proposti dalla società contribuente ritenendoli erroneamente assorbiti dalla statuizione di nullità della sentenza di primo grado per difetto di motivazione, pur non ricorrendo un’ipotesi di rimessione della causa al primo giudice (si veda nota 5).

Il giudice del gravame non può sostanzialmente negare l’effetto devolutivo…

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