Detrazione IRPEF su lavori di ristrutturazione

Per godere del beneficio fiscale della detrazione Irpef per lavori di ristrutturazione di un immobile i lavori non possono essere stati effettuati su un immobile in costruzione, risultando in tal caso come lavori di completamento e non di ristrutturazione. Nel giudizio instaurato da alcuni condomini comproprietari di unità immobiliari va casi escluso il litisconsorzio necessario, non sussistendo alcuna ipotesi di inscindibilità.

Progetto di immobile da costruirePer godere del beneficio fiscale della detrazione Irpef per lavori di ristrutturazione di un immobile i lavori non possono essere stati effettuati su un immobile in costruzione, risultando in tal caso come lavori di completamento e non di ristrutturazione.

Nel giudizio instaurato da alcuni condomini comproprietari di unità immobiliari va casi escluso il litisconsorzio necessario, non sussistendo alcuna ipotesi di inscindibilità. 

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 13043 del 15/05/2019, ha chiarito alcuni rilevanti profili in tema di detrazione su lavori di ristrutturazione.

L’iter processuale

Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Provinciale respingeva l’opposizione della contribuente avverso la cartella di pagamento relativa all’anno di imposta 2008 e derivante dalla revoca del beneficio fiscale della detrazione Irpef del 36% e del 55% per lavori di ristrutturazione di un immobile in comproprietà con il marito, essendo stati tali lavori effettuati su un immobile in costruzione e risultando dunque come lavori di completamento e non di ristrutturazione.

La Commissione Tributaria Regionale della Sicilia respingeva l’appello della contribuente, ritenendo, nel merito, che la detrazione fiscale era prevista per la ristrutturazione edilizia, locuzione che esprime letteralmente il recupero di costruzioni già esistenti, non potendosi estendere alla diversa ipotesi della demolizione e ricostruzione, e non avendo la contribuente dimostrato che l’immobile – che aveva il classamento F3 (ossia immobile in costruzione) – al momento dei lavori fosse già completato.

Infine, la contribuente proponeva ricorso per cassazione, denunciando innanzitutto la nullità della sentenza per violazione del principio del contraddittorio e del litisconsorzio necessario con il marito, in relazione agli artt. 14 e 59 del Dlgs. n. 546 del 1992, in quanto i presupposti dell’obbligazione tributaria e i suoi contenuti (detrazione fiscale per un immobile in comproprietà) erano comuni ai due coniugi.

Con un secondo motivo d’impugnazione, poi la contribuente deduceva omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, laddove la CTR non aveva preso minimamente in esame la questione più rilevante e sicuramente decisiva, ossia il completamento dei lavori de quo risultante dalla documentazione prodotta e in particolare dalla sanatoria edilizia compiuta dal venditore dell’immobile.

Secondo la Suprema Corte il ricorso era infondato.

Le motivazioni della Cassazione

Primo motivo

Evidenziano infatti i giudici di legittimità che, quanto al primo motivo d’impugnazione, il contributo di ristrutturazione, previsto dagli artt. 9 e 10 della legge 14 maggio 1981, n. 219, genera una serie di obbligazioni individuali tra il Comune ed i singoli proprietari di ciascuna unità immobiliare, ognuna delle quali subordinata alle condizioni soggettive ed oggettive previste e sottoposte a separato accertamento.

Ne consegue dunque, secondo la Corte, che va in questi casi escluso il litisconsorzio necessario nel giudizio instaurato da alcuni condomini comproprietari di unità immobiliari in ordine alla spettanza ed entità del contributo che li riguarda, e questo anche nell’ipotesi in cui il Comune abbia predisposto per tutti i comproprietari un unico progetto di ricostruzione ammesso al contributo (cfr., Cass. 12 luglio 2013, n. 17260).

Nella specie, peraltro, non sussisteva alcuna ipotesi di inscindibilità, in quanto i soggetti erano distinti e distinte erano le relative dichiarazioni ai fini IRPEF; né poteva invocarsi la sussistenza di un litisconsorzio processuale, in quanto le cause erano rimaste distinte fin dall’inizio.

La circostanza poi che la contestata detraibilità dei lavori di ristrutturazione traeva origine dai medesimi lavori effettuati sullo stesso immobile era soltanto una circostanza, che, al più, consentiva di invocare un litisconsorzio facoltativo per ragioni di economia processuale.

Secondo motivo

Anche il secondo…

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