Come ottenere il rimborso delle spese di lite: cosa fare in caso di sentenza favorevole non definitiva

Quali sono le modalità procedurali pratiche che il contribuente deve eseguire in pendenza di sentenza favorevole non definitiva per ottenere il rimborso di:
1) spese di lite cui è stata condannato il fisco;
2) imposte per le quali il giudice ha affermato la debenza in favore del contribuente (ad esempio rimborso Irap versata in assenza di presupposti);
3) somme precedentemente versate dal contribuente a seguito di iscrizione provvisoria in pendenza di giudizio (poi deciso a favore del contribuente).

Contenzioso tributario e processo tributarioQuali sono le modalità procedurali che il contribuente deve eseguire in pendenza di sentenza favorevole non definitiva per ottenere il rimborso di:

1) spese di lite cui è stato condannato il fisco;

2) imposte per le quali il giudice ha affermato la debenza in favore del contribuente (ad esempio rimborso Irap versata in assenza di presupposti);

3) somme precedentemente versate dal contribuente a seguito di iscrizione provvisoria in pendenza di giudizio (poi deciso a favore del contribuente)?

Provvisoria esecuzione delle sentenze non definitive

Con le modifiche operate all’art. 69 del D.Lgs. n. 546/1992 il legislatore ha esteso al processo tributario il principio processuale-civilistico della provvisoria esecuzione delle sentenze non definitive, il cui fine è evitare il moltiplicarsi di impugnazioni e l’utilizzo dilatorio delle stesse, nonché costringere le parti ad adeguare la realtà al decisum giudiziale.

L’esecutività riguarda le sentenze aventi ad oggetto l’impugnazione di un atto impositivo, ovvero un’azione di restituzione di tributi in favore del contribuente, le controversie, quali ad esempio quelle sulla qualifica di ONLUS, ovvero su esenzioni fiscali, sulle rendite catastali [1].

Ne consegue che gli Uffici devono adempiere alla restituzione di quanto dovuto a prescindere dal passaggio in giudicato. È il caso quindi di:

  • somme liquidate nella decisione, riferite ad imposte richieste a rimborso dal contribuente;
  • spese di lite poste a carico della parte pubblica;
  • aggiornamento di atti catastali.

Tutti i contribuenti che ottengono così sentenze favorevoli possono pretendere immediatamente quanto previsto in sentenza, il cui pagamento deve essere eseguito entro 90 giorni dalla notificazione della sentenza ovvero dalla presentazione della garanzia se imposta dal giudice (per i rimborsi superiori a 10.000 euro).

Gli effetti del mancato rimborso 

In caso di mancata esecuzione della sentenza, il contribuente può richiedere l’ottemperanza alla commissione tributaria provinciale ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale. La mancata restituzione delle somme da parte del fisco, in seguito alla sentenza di primo grado favorevole al contribuente, può avere conseguenze negative.

Con la riforma del processo tributario (decreto legislativo 156/2015), infatti, il giudizio di ottemperanza può essere attivato anche se la sentenza non sia divenuta definitiva. Le pronunce dei giudici sono immediatamente esecutive.

E se l’esito è favorevole ai contribuenti, le amministrazioni sono tenute a rimborsare tributi e interessi entro 90 giorni dalla notifica della sentenza, o comunque dalla presentazione della garanzia, qualora venga richiesta.

In caso di mancata restituzione può essere esperito il giudizio di ottemperanza innanzi alla commissione tributaria provinciale o regionale, a seconda del grado in cui pende il giudizio. Per effetto della riforma del processo tributario operata dal Dlgs 156/2015, che ha, tra l’altro, modificato la disciplina contenuta negli articoli 68, 69 e 70 del Dlgs 546/1992 le sentenze emesse dalle commissioni tributarie sono immediatamente esecutive per tutte le parti in causa.

Gli elevati compensi ai praticanti fanno scontare l'IRAP ai commercialistiCon riferimento ai casi in cui al contribuente, a seguito di sentenza favorevole, spetti il rimborso di somme, si configurano procedimenti che presentano profili in parte diversi a seconda della tipologia della controversia instaurata.

In particolare, nel caso di sentenza favorevole al contribuente all’esito dell’impugnazione di un atto soggetto a riscossione (ad esempio attraverso iscrizione a ruolo o affidamento in carico all’agente della riscossione), trova applicazione l’articolo 68, comma 2, del Dlgs 546/92 che, con disposizione rimasta immutata sullo specifico punto, prevede che «il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti…

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