Illegittimità costituzionale in tema di notifiche telematiche serali, dopo le ore 21

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 16-septies del Dl. n. 179 del 2012 nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche, la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta. Una prima analisi della complessa sentenza della Corte Costituzionale e dei suoi effetti pratici

Contenzioso tributario e processo tributarioLa Corte Costituzionale, con la Sentenza 9 aprile 2019, n. 75, ha dichiarato incostituzionale l’art. 16-septies del Dl. n. 179 del 2012 nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche, la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24, si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta.

La Sentenza

La Corte Costituzionale, con la Sentenza 9 aprile 2019, n. 75, ha dichiarato incostituzionale la disposizione che posticipa il perfezionamento alle ore 7 del giorno successivo le notificazioni eseguite con modalità telematiche dopo le ore 21.

Nel caso di specie, nel corso di un giudizio civile di secondo grado, nel quale la società appellata aveva preliminarmente eccepito l’inammissibilità del gravame, in quanto notificato, a mezzo posta elettronica certificata, l’ultimo giorno utile, con messaggio inviatole alle ore 21:04 (con ricevute di accettazione e di consegna generate, rispettivamente, alle ore 21:05:29 e alle ore 21:05:32), in fascia oraria successiva alle ore 21 ed implicante quindi il perfezionamento della notifica alle ore 7 del giorno successivo, data in cui l’impugnazione risultava però tardiva, la Corte di appello di Milano, ritenutane la rilevanza e la non manifesta infondatezza, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 16-septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, inserito dall’art. 45-bis, comma 2, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 114, a norma del quale la disposizione dell’articolo 147 del c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche, e «Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo».

Secondo la rimettente, la disposizione denunciata, della quale non era, a suo avviso, possibile (senza implicarne la sostanziale abrogazione) un’interpretazione costituzionalmente adeguata, violava l’art. 3 Cost., sotto il profilo, sia del principio di eguaglianza, sia della ragionevolezza, laddove la prevista equiparazione del “domicilio fisico” al “domicilio digitale” comporterebbe l’ingiustificato eguale trattamento di situazioni differenti (le notifiche “cartacee” e quelle “telematiche”).

La disposizione si poneva inoltre in contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost., in quanto, nel caso di notifica effettuata a mezzo PEC, la previsione di un limite irragionevole alle notifiche, l’ultimo giorno utile per proporre appello, comportava una grave limitazione del diritto di difesa del notificante, giacché, «trovandosi a notificare l’ultimo giorno utile (ex art. 325 cod. proc. civ.) è costretto a farlo entro i limiti di cui all’art. 147 c.p.c., senza poter sfruttare appieno il termine giornaliero (lo stesso art. 135 [recte: 155] c.p.c. fa riferimento a “giorni”) che dovrebbe essergli riconosciuto per intero».

Secondo la Consulta la questione era fondata.

Il pensiero della Corte Costituzionale

Evidenziano infatti i giudici costituzionali che il divieto di notifica per via telematica oltre le ore 21 risultava, introdotto (attraverso il richiamo dell’art. 147 c.p.c.), nella prima parte del censurato art. 16-septies del Dl. n. 179 del 2012, allo scopo di tutelare il destinatario, per salvaguardarne, cioè, il diritto al riposo in una fascia oraria (dalle 21 alle 24) in cui egli sarebbe stato, altrimenti, costretto a continuare a controllare la propria casella di posta elettronica.

Ciò appunto giustificava la fictio iuris, contenuta nella seconda parte della norma in esame, per cui il perfezionamento della notifica – effettuabile dal mittente fino alle ore 24 (senza che il sistema telematico possa rifiutarne l’accettazione e la consegna) – era…

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