Atto di accertamento nullo se non c'è il contraddittorio preventivo

Atto di accertamento nullo se non c'è il contraddittorio preventivoIn attesa della riforma del procedimento di accertamento (decreto semplificazione), i Giudici di Merito e quelli della Cassazione convergono sull’obbligo endo-procedimentale del necessario preventivo contraddittorio che dovrà risultare effettivo e reale.
Nessuna finzione quindi.

L’atto è nullo se l’ufficio in modo puntuale e preciso non indica nelle motivazioni, il “perché” del rigetto delle argomentazioni difensive del contribuente.

La pensano così i giudici di merito (Commissione tributaria provinciale di Vicenza, sentenza 48/02/2018, Commissione tributaria regionale della Basilicata, con sentenza 183/1/2018) e il giudice di legittimità seppur con alcune sfumature.

Se il contribuente contesta i rilievi, l’ufficio, per dimostrare la valutazione delle memorie ed osservazioni presentate, dovrà “demolirle” punto per punto dimostrando l’errore del contribuente.

Questa è la conclusione a cui si addiviene dalla lettura della sentenza 17210 del 2 luglio 2018 della Suprema Cassazione.

In tema di imposte sui redditi e Iva, a norma dell’articolo 12, comma 7, della legge 212 del 2000, la nullità dell’accertamento consegue alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge, oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie, nonché al mancato obbligo di (almeno) valutare le osservazioni del contribuente, pur senza esplicitare detta valutazione nell’atto impositivo.

Atto di accertamento nullo se non c'è il contraddittorio preventivoPer la Cassazione «il problema non è dunque quello della mancata motivazione … ma è piuttosto quello di aver omesso un preciso adempimento fissato per legge, ossia di prendere visione delle memorie».
L’articolo 12 della Legge sullo statuto del contribuente, impone all’ufficio di valutare le “osservazioni e richieste” del contribuente, nel rispetto del principio di cooperazione tra
amministrazione e contribuente.

L’atto deve quindi “portare” una oggettiva (vera) valutazione delle argomentazioni difensive del contribuente in mancanza della quale si verifica un vizio di motivazione dell’atto, ex articolo 42, comma 2 del Dpr 600/1973 e l’atto è nullo.

IMPORTANTE: Ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 12 della L. 212/2000 e dell’art. 42 del DPR 600/73 nella motivazione dell’atto l’Agenzia delle Entrate dovrà riscontrare in modo puntuale le argomentazioni difensive del contribuente e dovrà superarle in sede di giudizio di merito – E’ nullo l’atto che non indica un puntuale riscontro delle difese del
contribuente.

Non sarà quindi sufficiente il mero, acritico e pedissequo, riporto delle memorie difensive ed osservazioni presentate dal contribuente per superare il vizio di motivazione dell’atto impositivo.

ATTENZIONE: la motivazione dell’atto di accertamento deve consentire al contribuente, per dare concreta attuazione al contraddittorio preventivo, di comprendere IL “perché” del rigetto delle proprie argomentazioni di difesa.

Non saranno sufficienti motivazioni apodittiche quali:

  • “le argomentazioni del contribuente non sono accolte e si conferma la ripresa fiscale”,

oppure

  • “le argomentazioni del contribuente non sono sufficienti”.

La validità dell’atto di accertamento è quindi subordinata alla demolizione delle argomentazioni proposte dal contribuente in sede di contraddittorio endo-procedimentale obbligatorio.
Ci si augura che le disposizioni in arrivo confermino in modo definitivo l’obbligo del procedimento del “preventivo contraddittorio necessario”.

Mario Agostinelli

4 aprile 2019

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