Società fallita, accertamento anticipato prima dei 60 giorni

L’accertamento può essere emesso prima del termine di 60 giorni quando la società è dichiarata fallita, l’urgenza è correlata da un lato alla necessità dell’Erario di intervenire nella procedura di fallimento e dall’altra alla perdita della capacità di gestire il proprio patrimonio attribuibile al contribuente fallito. E’ quanto sostiene la Corte di Cassazione in una recente sentenza

Società fallita, accertamento prima dei 60 giorniL’accertamento può essere emesso prima del termine di 60 giorni quando la società è dichiarata fallita.

Tale urgenza è correlata da un lato alla necessità dell’Erario di intervenire nella procedura di fallimento e dall’altra alla perdita della capacità di gestire il proprio patrimonio attribuibile al contribuente fallito (Cass. n. 3294/2019).

Accertamento fiscale: valenza del contraddittorio

Sull’argomento in esame sovviene l’art. 12, comma 7, della legge n. 212/2000, che stabilisce il diritto del contribuente sottoposto a verifica fiscale a presentare all’ufficio, entro 60 gg., osservazioni e richieste, che dovranno essere valutate dallo stesso ufficio impositore.

L’accertamento, in virtù delle garanzie contenute in tale norma, non può essere emesso prima della scadenza di tale termine, fatta eccezione per situazioni di particolare urgenza da motivare. Tale disposizione non contempla alcuna sanzione in caso di violazione, prevedendo una forma di contraddittorio differito rispetto alla verifica ovvero un contraddittorio preventivo da svolgere subito dopo il processo verbale e prima dell’emissione dell’accertamento.

Tale garanzia si applica a qualsiasi atto di accertamento con accesso nei locali dell’impresa, ivi compresi gli atti di accesso diretti all’acquisizione di documentazione, essendo comunque necessario redigere un verbale di chiusura della operazioni, come previsto dall’art. 52 , sesto comma, del Dpr n. 633/1972.

L’emissione dell’atto impositivo, quindi, deve avvenire nel rispetto del principio del contraddittorio di cui all’art. 24 Cost, in quanto il citato art. 12 (Statuto del contribuente) costituisce concreta attuazione dei principi di collaborazione e buona fede legati alla diretta applicazione di quelli costituzionali (buon andamento ed imparzialità) e di quelli comunitari (cfr. Corte di Giustzia , causa C-276/12), per cui il mancato rispetto del termine de quo determina la sanzione di invalidità dell’atto.

Tali principi sono stati ribaditi di recente nella Circolare n. 1/2018 emanata dalla Guardia di Finanza, secondo cui in sede di verifica il contraddittorio preventivo con il contribuente non solo si rende opportuno ma anche doveroso e i c.d. verificatori devono porre in essere ogni misura, anche di natura organizzativa, che metta il contribuente nelle migliori condizioni per rispondere alle richieste avanzate e di fornire elementi di prova a suo discarico, evitando di formalizzare le irregolarità riscontrate.

Nella fattispecie in esame l’Agenzia delle entrate ha impugnato la sentenza della CTR che in accoglimento del ricorso del curatore di una società fallita, esercente attività commerciale nel settore ortofrutta, ha annullato l’avviso di accertamento emesso prima del temine di 60 giorni senza tuttavia aver indicato i motivi di urgenza di tale scelta. Con analoga sentenza la medesima CTR ha annullato anche l’atto impositivo notificato ai soci della società.

La  Cassazione, accogliendo il ricorso dell’amministrazione finanziaria, ha affermato il principio secondo cui la dichiarazione di fallimento del contribuente sottoposto a verifica fiscale non determina la necessità dell’osservanza del termine di cui all’art. 12, co. 7, L. n.212/2000.

Secondo i giudici, quindi, sia perché la società era già fallita e sia perché l’invito a produrre i documenti era stato già inviato al curatore fallimentare, non vi era alcuna necessita di attendere la decorrenza del termine dilatorio di sessanta giorni, a prescindere del tutto dalla necessità di specificare le motivazioni dell’urgenza della notificazione dell’atto impositivo.

Sulla base dei sopresposti motivi la Corte ha accolto il ricorso dell’ufficio cassando le sentenze impugnate e rinviando alla competente Commissione tributaria.

Giurisprudenza

E’ indubbio che sul tema in esame la giurisprudenza, anche a sezioni unite, ha manifestato più volte un orientamento tendenzialmente…

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