Definizione delle irregolarità formali: approvate le disposizioni di attuazione

Definizione delle irregolarità formali: approvate le disposizioni di attuazioneCon il passare dei giorni va completandosi il puzzle delle disposizioni di attuazione della “pace fiscale”. Il 15 marzo scorso è stato emanato il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate Prot. n. 62274/2019, avente ad oggetto la regolarizzazione delle violazioni formali. Si tratta delle disposizioni di attuazione dell’art. 9 del decreto – legge 23 ottobre 2018, n. 119.

L’ambito applicativo della definizione

Il punto 1.2 del Decreto chiarisce che possono formare oggetto di regolarizzazione esclusivamente le violazioni formali per cui sono competenti gli uffici dell’Agenzia delle entrate, commesse fino al 24 ottobre 2018. Non possono essere regolarizzate, ad esempio, le violazioni formali ai fini IMU e TASI in quanto è parte il relativo Comune.

Possono essere definite anche le violazioni formali commesse dai sostituti di imposta o dagli intermediari e quelle riguardanti l’Iva, l’Irap, le imposte sui redditi, le relative addizionali, le imposte sostitutive, le ritenute alla fonte e i crediti di imposta.

Esclusioni dalla definizione

Invece non possono essere definite le violazioni formali riguardanti, più in generale, ambiti impositivi diversi. Non sono riconducibili nel perimetro applicativo della disciplina in rassegna, le violazioni formali oggetto di un rapporto oramai esaurito. A tal proposito il punto 1.3.2 precisa che per rapporto esaurito si intende il procedimento concluso in modo definitivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione, cioè il 19 dicembre 2018.

Un altro caso preso in esame dal provvedimento direttoriale riguarda le violazioni formali oggetto di rapporto pendente al 19 dicembre 2018, ma con riferimento al quale è intervenuta una pronuncia definitiva antecedentemente al versamento della prima rata della sanatoria dovuta per la regolarizzazione.

Sono parimenti esclusi, come d’altra parte ribadito dall’art. 9 in rassegna, gli atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, compresi gli atti emessi a seguito del mancato perfezionamento della medesima procedura.

La regolarizzazione non può poi essere fatta valere neppure per l’emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato. L’esclusione riguarda sia con riferimento agli obblighi di monitoraggio fiscale, sia con riferimento alle violazioni inerenti all’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero.

La rimozione delle irregolarità

Il provvedimento direttoriale precisa come non sia sufficiente il versamento dell’importo annuo di 200 euro, ma il contribuente deve altresì rimuovere le irregolarità formali commesse. La rimozione deve essere effettuata entro il termine di versamento della seconda rata, quindi entro il 2 marzo 2020. In alcuni casi, se per un giustificato motivo il contribuente non abbia provveduto alla rimozione delle irregolarità commesse, la regolarizzazione produce effetto se la rimozione avviene entro un termine fissato dall’ufficio dell’Agenzia delle entrate che non può essere inferiore a 30 giorni.

Si tratta della prima volta in cui il legislatore fiscale ha previsto questa incombenza della rimozione dell’irregolarità commessa. Le complicazioni potrebbero essere notevoli. Per tale ragione il punto 2.8 del Provvedimento direttoriale prevede che “La rimozione non va effettuata quando non sia possibile o necessaria avuto riguardo ai profili della violazione formale”. Ad esempio se il contribuente ha commesso numerosi errori in sede di numerazione delle fatture emesse, risulterebbe oltremodo oneroso, per non dire impossibile, provvedere ad attribuire il numero corretto alle fatture già emesse, cioè inviate al SdI.

Nicola Forte

22 marzo 2019

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