La tassazione della quota di rivalutazione del TFR: imposta sostitutiva acconto e saldo 2018

La tassazione della quota di rivalutazione del TFR: imposta sostitutiva acconto e saldo 2018Premessa generale

Entro il prossimo 17 dicembre 2018 scade il termine per il versamento dell’acconto dell’imposta sostitutiva sul TFR e la normativa ha subito un cambiamento a far data dall’anno 2015 che ha portato alla modifica dell’aliquota di tassazione, che è passata dall’ 11% al 17%.

Nota: l’adempimento è a carico del datore di lavoro solo nel caso in cui il TFR sia stato mantenuto in azienda o per le aziende con almeno 50 dipendenti se destinato al Fondo di Tesoreria dell’INPS (per i lavoratori aderenti ad una forma pensionistica complementare il versamento dell’acconto dell’imposta sostitutiva potrà riguardare esclusivamente le quote di rivalutazione annuale del TFR relative al fondo maturato fino al 31.12.2006 mantenute in azienda).

Nel TFR accantonabile e quindi rivalutabile, non sono ovviamente da considerare le quote di TFR che dal 1° marzo 2015 e fino al 30 giugno 2018 sono state riscosse mensilmente in busta paga come Quota Integrativa della Retribuzione (Qu.I.R.”) (commi 26-34 dell’art. 1 della citata Legge di Stabilità 2015).

La normativa in materia di “tassazione del Trattamento di fine rapporto” ne prevede la scomposizione in due entità economiche di natura diversa:

    • la prima di natura finanziaria caratterizzata da una rivalutazione come previsto dall’art. 2120 del codice civile;
    • la seconda invece, pari al trattamento depurato dall’imposta sostitutiva, costituisce la vera e propria quota di Tfr da elargire al lavoratore.

Nota: l’articolo 2120 del codice civile prevede che il fondo TFR ogni anno sia incrementato di una quota capitale e di una finanziaria (quest’ultima va calcolata applicando al fondo TFR accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente un coefficiente composto da un tasso fisso dell’1,5% e da uno variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente).

Tale “rivalutazione” si effettua alla fine di ciascuno anno o al momento della cessazione del rapporto di lavoro (in tale ultimo caso sulla quota di rivalutazione maturata nel 2018 fino alla data di cessazione del rapporto, il datore avrà già provveduto a trattenere l’imposta sostitutiva calcolata applicando al relativo TFR al 31 dicembre 2017 l’indice ISTAT del mese in cui è avvenuta la cessazione o, per le cessazioni fino al 14 del mese, quello del mese precedente).

Sull’importo di rivalutazione del TFR di fine anno va applicata l’imposta sostitutiva, con aliquota pari all’17% da versare, come detto, in due momenti: prima in acconto (17 dicembre 2018), nella misura del 90% dell’imposta sostitutiva calcolata come di seguito indicato, e poi a saldo (18 febbraio 2019).

LA RIVALUTAZIONE DEL TFR E IL CALCOLO DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA

Il decreto legislativo 47/2000 e il successivo decreto correttivo 168/2001 hanno introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2001, una riforma della disciplina fiscale del trattamento di fine rapporto che prevede distinte modalità di tassazione per le quote del Tfr e per le rivalutazioni del trattamento medesimo.

La “rivalutazione del Tfr” ai fini fiscali non è equiparata alla quota di trattamento di fine rapporto e quindi assoggetta a tassazione separata, ma viene trattata come un “reddito di capitale” e assoggettata ad una apposita “aliquota sostitutiva”.

Nota: l’articolo 11 del citato decreto n. 47 del 2000 prevede infatti: per le rivalutazioni del Tfr, l’istituzione di una imposta sostitutiva del 17 per cento, che deve essere prelevata dal sostituto d’imposta e versata in acconto e a saldo (Legge 23 dicembre 2014 n. 190, art. 1, comma 623).

Le quote di TFR che vengono periodicamente versate ai vari fondi di previdenza complementare a cui i lavoratori hanno aderito, non sono più considerate TFR a disposizione del lavoratore presso il…

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