Sceglie l'ufficio il tipo di accertamento da effettuare

accertamento da effettuareLa Corte di Cassazione, con la sentenza n.18934 del 17 luglio 2018, demanda all’Ufficio il metodo di accertamento da applicare.

Infatti, “In tema di accertamento tributario, rientra nel potere dell’Amministrazione finanziaria, nell’ambito della previsione di legge, la scelta del corrispondente metodo da utilizzare, di cui il contribuente può dolersi solo se gliene derivi un pregiudizio sostanziale” (Cass. 2872/17).

Inoltre, l’Amministrazione Finanziaria è legittimata a fare ricorso ad accertamento analitico pur in contesto di inattendibilità contabile: “in tema di accertamento dei redditi di impresa ai sensi dell’art. 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, la ricorrenza dei presupposti per l’accertamento induttivo (anche nella ipotesi di inattendibilità dell’intera contabilità) non comporta l’obbligo dell’ufficio di avvalersi di tale metodo di accertamento, ma costituisce una mera facoltà che non preclude, pertanto, la possibilità di procedere ad una valutazione analitica dei dati comunque emergenti dalle scritture dell’imprenditore” (Cass. 12904/08).

Breve nota

Il giudice tributario, chiamato a valutare l’atto di accertamento emesso dall’ufficio, ha l’obbligo di verificare la sussistenza dei presupposti diversi che hanno portato l’ufficio ad adottare lo strumento analitico ovvero induttivo. Il giudice, non può, però, modificare la modalità di accertamento utilizzata.

Ancora una volta, in questo senso, si era già espressa la sentenza n. 1555 del 3 febbraio 2012 (ud 4 ottobre 2011) della Corte di Cassazione.

Sent.n.1555/2012

 

 

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in  tema  di accertamento delle imposte sui redditi, la commissione tributaria adita  per l’annullamento  dell’avviso  di  rettifica   del    reddito    di   impresa, individuato   dall’Amministrazione   finanziaria   con   metodo   analitico, D.P.R.  n. 600 del 1973, ex art. 39, comma  1,   non   può  procedere   alla determinazione  induttiva  dell’utile  di  gestione, atteso che il  giudice, investito del sindacato sulla legittimità  di  un  accertamento  tributario, può soltanto verificare la sussistenza o  meno   dei  presupposti  idonei  a legittimare il potere dell’Ufficio  in concreto  esercitato,  senza  potersi ad  esso  sostituire  nell’esercizio  di  un   potere   diverso,   spettante all’amministrazione attiva, del quale  vengano   in   ipotesi   riconosciute sussistenti  le  condizioni:   in applicazione del  principio,  la  S.C.  ha cassato  la  sentenza   impugnata  che,   in   presenza   di    accertamento analitico  dell’Ufficio,  aveva operato  il  cumulo  dell’intero  reddito  e poi, con tecnica induttiva, determinato  in  base  ad una percentuale ed  in misura  forfetaria  i ricavi” (Cass. n. 10812 del 2010, n.2935/1996; si veda, inoltre, Cass. n. 6112 del 1999).

E successivamente, con la sentenza n. 13774 del 31 maggio 2013 (ud 8 maggio 2013) la Corte di Cassazione lascia campo libero al metodo di accertamento da utilizzare, esistendone i presupposti, rilevando le differenze esistenti fra i diversi metodi di accertamento. In apertura la Corte di Cassazione rileva che, “a fronte della dichiarazione del contribuente, l’Ufficio può rettificare in aumento l’imponibile esposto nella dichiarazione con tre metodi, quello analitico-contabile, quello extracontabile o induttivo e quello, che qui interessa, misto, analitico – induttivo. Con tale metodologia, la determinazione (o meglio, la rettifica) del reddito viene effettuata sempre nell’ambito delle risultanze della contabilità, ma con una ricostruzione induttiva di singoli elementi, attivi o passivi, di cui risulti provata aliunde l’inesattezza o la mancanza”.

Nel caso di specie, “la modalità di accertamento adottata dall’Ufficio nell’atto impositivo impugnato risulta fondata su dati desunti proprio dalle scritture aziendali, in rapporto alla…

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