Industria 4.0: Patent box

Una delle misure più interessanti del Piano nazionale Industria 4.0 è sicuramente quella volta a dare valore ai beni immateriali dell’impresa. Introdotto dalla legge di stabilità 2015, il c.d. “Patent box” prevede un regime opzionale di tassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo di determinati beni immateriali, quali ad esempio opere dell’ingegno, brevetti industriali, disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili

Industria 4.0: Patent-box1. Introduzione

Una delle misure più interessanti del Piano nazionale Industria 4.0 è sicuramente quella volta a dare valore ai beni immateriali dell’impresa. Introdotto dalla legge di stabilità 2015, il c.d. Patent box prevede un regime opzionale di tassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo di determinati beni immateriali, quali ad esempio opere dell’ingegno, brevetti industriali, disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

A conferma del grande appeal dimostrato dai contribuenti verso tale istituto, l’Agenzia delle entrate, con il comunicato stampa dell’11 febbraio 2016, ha fornito i numeri delle prime richieste inviate: su un totale di 4.500 richieste, la maggior parte di esse proviene da Lombardia (1.200), Veneto (706) ed Emilia-Romagna (636). nonostante le imprese con fatturato compreso tra i 10 e i 50 milioni di euro abbiano presentato il maggior numero di istanze (1.300 circa), anche le cosiddette piccole imprese, quelle con fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di euro, hanno scelto di aderire al nuovo regime (600 circa).

Quanto ai beni agevolabili oggetto delle domande, la maggior parte dei contribuenti ha scelto i marchi, con il 36%, seguiti dal know how, con il 22%, e dai brevetti, con il 18%; mentre la tipologia di utilizzo diretto ha rappresentato oltre il 90% del totale delle istanze presentate.

Tale andamento delle domande presentate è stato successivamente confermato anche dal Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) che, in una risposta ad un question time del 18 maggio 2017, ha fornito il dettaglio dei dati riguardanti il biennio 2015/2016.

Su un totale di 6.961 istanze presentate per il biennio, i marchi d’impresa rappresentano circa il 40%, seguiti dal know how, con circa il 20%, e dai brevetti al 18%.

È di tutta evidenza che l’esclusione dal beneficio dei marchi d’impresa, intervenuta ad opera dell’art. 56 del D.L. 24 aprile 2017, n. 50 (c.d. manovra correttiva), di cui si dirà infra, ha chiaramente ridotto non di poco l’ambito applicativo della disciplina eliminando quelli che di fatto erano stati fino ad allora i beni immateriali preferiti dalle imprese istanti.

Rendere il mercato italiano maggiormente attrattivo per gli investimenti nazionali ed esteri di medio-lungo periodo relativi ai beni immateriali (comunemente detti intangibles): questa è stata la finalità principale dell’introduzione di tale disposizione nell’ordinamento nazionale. In particolare, come indicato anche nella Relazione illustrativa alla legge di stabilità 2015:

  • favorire il rimpatrio e il mantenimento in Italia di beni immateriali detenuti all’estero;
  • promuovere gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo;
  • allineare il regime fiscale italiano in materia di proprietà intellettuale a quello di altri Stati europei [1].

Tali beni immateriali hanno avuto soprattutto nel corso degli ultimi anni un ruolo fondamentale e di primo piano nella catena di creazione del valore aziendale e, proprio perché per loro natura “immateriali” e, pertanto, volatili, sono suscettibili di collocazione laddove esistono le condizioni migliori per il loro sviluppo e mantenimento, tra le quali, certamente, gioca un ruolo di primaria importanza un livello di tassazione inferiore, maggiormente competitivo o incentivante.

Sebbene sia stato l’ultimo Stato unionale a introdurre tale regime, l’Italia ha dato la massima espansione al suo ambito agevolativo, concentrando tutte le esperienze e le soluzioni fino a questo momento adottate nell’Unione europea.

2. Evoluzione normativa di riferimento e novità recenti

L’origine dell’istituto va ricercata nel contesto sovranazionale e nella definizione di linee guida e raccomandazioni alle quali gli Stati si dovrebbero uniformare.

La Commissione europea, già nel 1997, aveva adottato una serie di norme volte…

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