Incertezza normativa oggettiva e disapplicazione delle sanzioni tributarie

Incertezza normativa oggettivaPer incertezza normativa oggettiva tributaria deve intendersi la situazione giuridica caratterizzata dall’impossibilità d’individuare, con sicurezza ed univocamente, la norma giuridica che disciplina il caso di specie. Deve quindi sussistere insicurezza ed equivocità del risultato conseguito attraverso il procedimento d’interpretazione normativa, riferibile non già ad un generico contribuente, o a quei contribuenti che per la loro perizia professionale siano capaci di interpretazione normativa qualificata, e tanto meno all’Ufficio finanziario, ma al giudice, unico soggetto dell’ordinamento cui è attribuito il potere-dovere di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 21307 del 29/08/2018, ha chiarito quali sono i presupposti in presenza dei quali poter invocare la disapplicazione delle sanzioni tributarie.

Nel caso di specie, il contribuente ricorreva per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che, nell’ambito di una controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento, recante il recupero a tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione a titolo oneroso della quota del 50% di terreni con annessi fabbricati rurali, in parziale accoglimento dell’appello del contribuente, aveva confermato la legittimità del recupero, annullando però la relativa sanzione amministrativa, a causa dell’incertezza normativa di riferimento.

La CTR aveva disapplicato la sanzione evocando, in particolare, l’incertezza interpretativa sulla “definizione fiscale di terreno edificabile“, nel caso in cui, come nella specie, oggetto di cessione sia un fabbricato.

Il contribuente proponeva infine ricorso principale davanti alla Suprema Corte e l’Amministrazione finanziaria, a sua volta, proponeva ricorso incidentale, quanto appunto alla disapplicazione delle sanzioni, rilevando, per quanto qui di interesse, che la violazione e falsa applicazione, tra gli altri, degli artt. 8 del d.lgs. 546/92, 6 del d.lgs 472/97 e 10, comma 3, L. 212/00.

L’Ufficio censurava infatti la sentenza laddove aveva annullato la sanzione per l’incertezza interpretativa circa la nozione di “terreno edificabile” e in merito al connesso trattamento fiscale della plusvalenza derivante dalla sua vendita, allorché sul terreno insistano fabbricati rurali.

L’Agenzia rimarcava come, in realtà, non sussistesse alcuna condizione di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della disciplina tributaria, come del resto poteva anche evincersi dal contenuto della decisione della CTR, o dalle ragioni della ripresa, menzionate nell’atto impositivo ed ancorate a elementi pacifici, a cominciare dal mancato accatastamento al NCEU dei fabbricati insistenti sui terreni ceduti.

La censura, secondo la Suprema Corte, era infondata.

Evidenziano infatti i giudici di legittimità che, in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, la Corte ha già avuto modo di affermare il principio di diritto in virtù del quale «l’incertezza normativa oggettiva che — ai sensi degli artt. 8 d.lgs. n. 546 del 1992; 6, comma 2, d.lgs. 18 dicembre 1997, n, 472; 10, comma 3, legge 2 luglio 2000, n. 212 — costituisce causa di esenzione del contribuente dalla responsabilità amministrativa tributaria, richiede una condizione di inevitabile incertezza sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria, ovverosia l’insicurezza ed equivocità del risultato conseguito attraverso il procedimento d’interpretazione normativa, riferibile non già ad un generico contribuente, o a quei contribuenti che per la loro perizia professionale siano capaci di interpretazione normativa qualificata (studiosi, professionisti legali, operatori giuridici di elevato livello professionale), e tanto meno all’Ufficio finanziario, ma al giudice, unico soggetto dell’ordinamento cui è attribuito il potere-dovere di accertare la…

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