Fatture elettroniche e analogiche: i due diversi formati non rendono obbligatorio il registro sezionale

Fatture elettroniche e analogiche: i due diversi formati non rendono obbligatorio il registro sezionaleL’Agenzia delle entrate, partecipando ad un evento organizzato da Il Sole 24 Ore in tema di fatture elettroniche, ha fornito gli ultimi chiarimenti sul nuovo adempimento. L’impegno è stato notevole, ma ora l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria si è spostata, dopo le osservazioni del Garante, sul tema della privacy.

Ora si è aperta la partita del possibile rinvio dell’adempimento. Tuttavia gli operatori devono ancora comprendere la portata e gli effetti che conseguiranno al nuovo obbligo qualora non fosse disposta, all’ultimo minuto, un’eventuale proroga.

In ogni caso, qualora la misura fosse confermata sin dall’inizio del prossimo anno, la carta non scomparirà del tutto. Continuerà a circolare, anche in considerazione dell’estensione del regime forfetario, un discreto numero di documenti in formato analogico. Inoltre è possibile che il contribuente emetta sia fatture in formato analogico, che in formato elettronico.

Ad esempio i contribuenti forfetari emettono le fatture in formato analogico. Tuttavia per le prestazioni effettuate nei confronti della PA, devono emettere le fatture in formato elettronico.

Il chiarimento è stato fornito dall’Agenzia delle entrate in occasione del Telefisco 2018. Sorge dunque il dubbio se tali contribuenti debbano numerare le fatture emesse distintamente tenendo conto della diversa tipologia di documento, elettronico o cartaceo.

L’Agenzia delle entrate ha fornito indicazioni sul punto con la risoluzione n. 1/E del 17 gennaio 2013. Secondo l’Amministrazione finanziaria è possibile adottare un’unica serie di numerazione senza distinguere il formato dei documenti emessi. L’Agenzia delle entrate arriva a questa conclusione in considerazione della sostanziale equiparazione tra le due forme di documento. In ogni caso i contribuenti forfetari sono esonerati dall’obbligo di registrazione delle fatture emesse essendo sufficiente procedere alla conservazione delle stesse.

Il problema si pone anche per i contribuenti “ordinari” che nel periodo di imposta 2018 sono stati obbligati ad emettere le fatture in formato digitale esclusivamente nei confronti della PA. In tale ipotesi, oltre alla possibilità di adottare un’unica numerazione senza distinguere il diverso formato del documento, i contribuenti non sono neppure obbligati ad istituire un libro Iva sezionale. L’annotazione contabile potrà essere indistinta senza che sussista alcun obbligo di separazione.

La stessa fattispecie può verificarsi con riferimento alle fatture di acquisto. Ad esempio i fornitori potrebbero aver adottato il regime forfetario di cui alla legge n. 190/2014. In tale ipotesi le fatture ricevute saranno in formato analogico. Invece un’altra parte dei fornitori potrebbe essere obbligata al nuovo adempimento. Anche in questo caso la registrazione ai fini Iva potrà essere effettuata nell’unico registro degli acquisti tenuto a norma dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972.

A tal proposito, a seguito della modifica del citato articolo a cura del D.L. n. 119/2018 non sussiste neppure l’obbligo di numerazione dei documenti ricevuti.

La diversa tipologia di formato – elettronico e cartaceo – dovrà “convivere” allorquando il contribuente effettuerà operazioni da e verso soggetti esteri non stabiliti nel territorio dello Stato. In tali ipotesi la fattura continuerà ad essere emessa in formato cartaceo.

In generale la “convivenza” tra documenti elettronici ed analogici è destinata ad aumentare, come già ricordato, sin dal 1° gennaio dell’anno prossimo. La legge di Bilancio 2019 prevede l’estensione del regime forfetario di cui alla legge n. 190/2014 con l’incremento del limite di ricavi e compensi a 65.000 euro.

Pertanto, si verificherà un sensibile incremento dei contribuenti che continueranno ad emettere i documenti in formato analogico.

Nicola Forte

29 novembre 2018

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