Contratto di comodato: indeducibile il costo se non è registrato

Contratto di comodato: indeducibile il costo se non è registratoCon la sentenza n.18934 del 17 luglio 2018, la Corte di Cassazione ha confermato il rilievo dell’Ufficio, che aveva recuperato a tassazione il costo di gestione della sede, poiché l’utilizzo era dato da un contratto di comodato non registrato.

Il fatto

Il giudice di appello ha ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento nella parte concernente il disconoscimento dei costi di gestione della sede barese della ditta in verifica; e ciò perché l’effettivo utilizzo di tale sede da parte del V. doveva desumersi:

a. dal contratto di comodato intercorso con la V. spa, “sia pure non registrato“;

b. dalla variazione presentata all’ufficio Iva il 14 marzo 2005, “ma con decorrenza 10 gennaio 2000“.

Il pensiero della Corte

Osservano, in apertura, i massimi giudici checosì facendo il giudice di merito ha attribuito a tali documenti un’efficacia preclusa dalla legge. Per quanto concerne il contratto di comodato, rileva che esso era stato dedotto in giudizio dalla parte contribuente, non quale mero fatto storico, bensì quale negoziale opponibile all’amministrazione finanziaria. Da ciò derivava che, in tanto esso poteva assurgere a prova di un titolo contrattuale di utilizzo dei locali, in quanto fosse dotato di data certa opponibile nei confronti dei terzi ex articolo 2704 cod.civ. (sulla qualità di “terzo” dell’amministrazione finanziaria in fase di accertamento: Cass. 7621/17; 29451/08 ed altre). Va del resto considerato come nemmeno il contribuente avesse contestato la necessità di data certa del contratto, salvo affermare che tale requisito dovesse ritenersi provato da altri elementi documentali di riscontro (quali la successiva variazione all’ufficio Iva, ed i bilanci della comodante V. spa). In tale situazione, il giudice di appello non si è fatto carico della disciplina legale di cui all’articolo 2704 cod.civ., né ha esplicitato alcunché in ordine alla possibilità di superare, nella specie, l’insussistenza totale degli elementi alternativi dai quali la norma da ultimo citata fa discendere – in assenza di registrazione – l’opponibilità dell’atto; e nemmeno ha individuato qualsivoglia altro fatto “che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento”,ex art. cit.. Per quanto concerne la dichiarazione di variazione presentata all’ufficio Iva circa l’attivazione della sede barese, basterà rilevare come il giudice di appello ne abbia convalidato l’efficacia probatoria sol perché asseritamente dotata – non per effetto di legge, ma sulla base della dichiarazione del V. – di efficacia retroattiva “con decorrenza 10 gennaio 2000”. Là dove l’effettivo utilizzo della sede di Bari a decorrere da questa data non poteva evidentemente probatoriamente affidarsi ad una dichiarazione di variazione presentata due anni dopo l’annualità in verifica e, per giunta, addirittura dopo il processo verbale di constatazione nel quale si era operato il disconoscimento. Dal che si evince come la denuncia di variazione non potesse di per sé valere, a tutto concedere, che per il futuro”.

Rileva, ancora, la Corte, che il giudice di appello non ha valutato, per contro, “nemmeno l’ulteriore elemento probatorio (dedotto a favore della parte contribuente) costituito dalla asserita menzione del suddetto contratto di comodato nei bilanci 2000/2003 della comodante V. spa (relazione sulla gestione); bilanci prodotti in appello ex art. 58 d.lgs. 546/92, e di cui si sostiene la data certa per regolarità di deposito”.

Da ciò, ne deriva, pertanto, “la necessità di cassare sul punto la sentenza impugnata, con conseguente rinvio al fine di una nuova valutazione probatoria – avente riguardo alla interezza e complessità del quadro istruttorio fornito dalle parti – relativamente alla deducibilità dei costi in questione”.

Brevi note sul contratto di comodato

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