Illegittimità dell’indennità risarcitoria “rigida”: la Corte costituzionale ferma il Decreto Dignità

di Antonella Madia

Pubblicato il 4 ottobre 2018

La sentenza della Corte Costituzionale di prossima pubblicazione sembra rendere ancor più complesso il quadro delle norme in materia di tutela risarcitoria in occasione di licenziamenti in assenza delle specifiche condizioni per giustificato motivo oggettivo, soggettivo e giusta causa: come sappiamo infatti, l’ultima modifica in tema è stata apportata dal Decreto Dignità, che ha previsto un aumento del numero minimo e massimo di indennità per i lavoratori illegittimamente licenziati. Tale sentenza critica il meccanismo di computo rigido della stima delle mensilità in relazione agli anni di servizio, in tal modo lasciando alla valutazione del giudice sulla base di altri criteri la stima dell’indennità effettivamente spettante al lavoratore

indennità risarcitoria licenziamentiLa sentenza della Corte Costituzionale di prossima pubblicazione sembra rendere ancor più complesso il quadro delle norme in materia di indennità risarcitoria in occasione di licenziamenti in assenza delle specifiche condizioni per giustificato motivo oggettivo, soggettivo e giusta causa: come sappiamo infatti, l’ultima modifica in tema è stata apportata dal Decreto Dignità, il quale ha previsto un aumento del numero minimo e massimo di indennità per i lavoratori illegittimamente licenziati. Tale sentenza “critica” il meccanismo di computo “rigido” della stima delle mensilità in relazione agli anni di servizio, in tal modo lasciando alla valutazione del giudice sulla base di altri criteri (e ancora non meglio precisati, fino alla pubblicazione della sentenza) la stima dell’indennità effettivamente spettante al lavoratore