Reato di bancarotta fraudolenta documentale: il caso del fallito che distrugge la contabilità gettandola come rifiuti (Cass. Sez. Pen. Sent. n. 14588 del 29/03/2018)

Con recente sentenza la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta documentale, nei confronti dell’amministratore di una ditta individuale, dichiarata fallita, che aveva distrutto le scritture contabili, gettandole come rifiuti

Confermata la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta documentale, nei confronti dell’amministratore di una ditta individuale, dichiarata fallita, che aveva distrutto le scritture contabili, gettandole come rifiuti, così da procurarsi un ingiusto profitto derivante dall’inadempimento dei debiti fiscali e di non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari della società.

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CORTE DI CASSAZIONE – SEZIONE PENALE – SENTENZA N.14588 DEL 29/03/2018.

Ritenuto in fatto

  1. Con sentenza del 25/11/2016 la Corte di Appello di Brescia ha confermato la sentenza del Gup del Tribunale di Brescia che, all’esito del giudizio abbreviato, aveva affermato la responsabilità penale di T.P. per il reato di bancarotta fraudolenta documentale, per avere, in qualità di amministratore della ditta individuale (..), dichiarata fallita il 28/11/2011, distrutto le scritture contabili, gettandole come rifiuti, al fine di procurarsi un ingiusto profitto derivante dall’inadempimento dei debiti fiscali ed in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari della società.
  2. Avverso tale provvedimento ricorre per cassazione il difensore di T.P., Avv. C., deducendo i seguenti motivi di ricorso, qui enunciati, ai sensi dell’art. 173 disp. att. c.p.p., nei limiti strettamente necessari per la motivazione.

2.1. Vizio di motivazione: lamenta che la sentenza abbia ritenuto inattendibili le dichiarazioni spontanee rese dall’imputato in udienza, che contrariamente a quanto dichiarato al curatore, al quale aveva riferito di aver buttato le scritture contabili nella pattumiera di casa – aveva chiarito di aver distrutto soltanto le buste paga e i documenti connessi all’attività lavorativa svolta; sulla base di tali dichiarazioni, dunque, non vi sarebbe prova della esistenza ed istituzione delle scritture contabili ex art. 2214 c.c., e la fattispecie dovrebbe essere qualificata come bancarotta semplice.

Del resto, la motivazione secondo cui l’imputato avrebbe distrutto la contabilità al fine di evitare controlli sulle presunte indebite compensazioni effettuate tra il 2007 ed il 2010, che l’Agenzia delle Entrate aveva iniziato nei confronti dell’impresa, sarebbe errata, in quanto proprio la Corte di Appello di Brescia, in altro procedimento (a carico di tale M.M.), ha accertato l’organizzazione di un meccanismo di compensazioni illecite, mediante creazione di crediti di imposta inesistenti, indipendentemente dalle risultanze della contabilità.

2.2. Violazione di legge in ordine al diniego delle attenuanti generiche, fondato su precedenti penali risalenti nel tempo, sull’entità del passivo fallimentare e sullo stato di detenzione dell’imputato, senza considerazione degli elementi favorevoli.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso è inammissibile.

1.1. Il primo motivo è inammissibile, non soltanto perchè ripropone le medesime doglianze proposte con l’atto di appello, e motivatamente respinte dalla Corte territoriale, senza alcun confronto argomentativo con la sentenza impugnata (ex plurimis, Sez. 3, Sentenza n. 31939 del 16/04/2015, Falasca Zamponi, Rv. 264185; Sez. 6, n. 13449 del 12/02/2014, Kasem, Rv. 259456), ma altresì perchè propone motivi diversi da quelli consentiti dalla legge (art. 606 c.p.p., comma 3), risolvendosi in doglianze eminentemente di fatto, riservate al merito della decisione, e perchè manifestamente infondato.

Va innanzitutto evidenziata l’inammissibilità delle doglianze relative alla valutazione probatoria delle dichiarazioni rese dall’imputato, in quanto sollecitano, ictu oculi, una rivalutazione di merito preclusa in sede di legittimità; infatti, pur essendo formalmente riferite a vizi riconducibili alle categorie del vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 606 c.p.p., sono in realtà dirette a richiedere a questa Corte un inammissibile sindacato sul merito delle valutazioni effettuate dalla Corte territoriale (Sez. U,…

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