Il lavoro occasionale dopo il Decreto Dignità

La legge di conversione del Decreto Dignità ha apportato significative novità per favorire e semplificare il ricorso al lavoro occasionale, mediante l’utilizzo del Contratto di prestazione occasionale (ex voucher), nel settore agricolo e in quello turistico-alberghiero. Le semplificazioni volute dal Legislatore si muovono dunque verso un alleggerimento dei vincoli normativi in quei settori in cui il ricorso alla prestazione occasionale è abbastanza frequente. Ciò consentirebbe agli utilizzatori di prescindere dal rispetto di determinate condizioni che diversamente produrrebbero la pesante sanzione della conversione del rapporto di lavoro in uno di tipo subordinato a tempo pieno e indeterminato. Pertanto, alla luce dell’entrata in vigore della citata legge a partire dal 12 agosto 2018, si individuano i nuovi termini di utilizzo delle prestazioni occasionali per gli imprenditori agricoli e per le strutture ricettive ed alberghiere che operano nel settore turistico

La L. 9 agosto 2018, n. 96, di conversione, con modificazioni, del D.L. 12 luglio 2018, n. 87 (c.d. Decreto Dignità), in sede di conversione in legge ha apportato significative novità per favorire e semplificare il ricorso al lavoro occasionale, mediante l’utilizzo del Contratto di prestazione occasionale (ex voucher), nel settore agricolo e in quello turistico-alberghiero.

Le semplificazioni volute dal Legislatore si muovono dunque verso un “alleggerimento” dei vincoli normativi in quei settori in cui il ricorso alla prestazione occasionale è abbastanza frequente. Ciò consentirebbe agli utilizzatori di prescindere dal rispetto di determinate condizioni che diversamente produrrebbero la pesante sanzione della conversione del rapporto di lavoro in uno di tipo subordinato a tempo pieno e indeterminato.

Pertanto, alla luce dell’entrata in vigore della citata legge a partire dal 12 agosto 2018, si individuano i nuovi termini di utilizzo delle prestazioni occasionali per gli imprenditori agricoli e per le strutture ricettive ed alberghiere che operano nel settore turistico.

Modifiche ai buoni lavoro

Come è noto, i buoni lavoro – ormai ex voucher – nati con l’intento di diminuire il fenomeno del “lavoro nero” nel caso di tutte quelle attività svolte in maniera saltuaria, sono stati aboliti per mezzo del D.L. 17 marzo 2017, n. 25, convertito dalla L. 20 aprile 2017, n. 49, a partire dallo scorso 17 marzo 2017.

Da tale data infatti sono entrate a regime le nuove norme di cui all’art. 54 del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, convertito con L. 21 giugno 2017, n. 96, le quali hanno individuato due nuovi istituti utili a tutelare la posizione dei prestatori e nel contempo a soddisfare le esigenze di flessibilità e semplificazione connesse a questa tipologia di rapporti di lavoro.

I nuovi strumenti di pagamento prendono così il nome di “libretto famiglia” (LF) e “contratto di prestazione occasionale” (CPO): i primi possono essere utilizzati dalle persone fisiche, non nell’esercizio dell’attività̀ professionale o d’impresa; mentre al CPO possono fare ricorso gli altri utilizzatori nell’esercizio d’impresa.

Detto ciò, così come per i vecchi voucher, anche nella nuova disciplina il lavoro occasionale può essere utilizzato nel settore agricolo, ma con delle precise accortezze. La disciplina particolare in questo settore, ma anche di quello turistico-alberghiero, è stato recentemente oggetto di importanti modifiche da parte della L. 9 agosto 2018, n. 96, che ha fortemente semplificato il ricorso alle nuove prestazioni di lavoro occasionale.

Autocertificazione delle condizioni di svantaggio

La prima importante novità riguarda la possibilità offerta ai prestatori di poter autocertificare le proprie condizioni di svantaggio che permettono agli stessi di applicare la normativa più favorevole (art. 8 della L. 21 giugno 2017, n. 96) al fine di non “sforare” il limite massimo di 5.000 euro nell’anno civile per ciascun utilizzatore.

In relazione ai limiti economici, si ricorda che l’attuale disciplina prevede l’obbligo per ciascun prestatore di non superare il tetto di 5.000 euro, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, ovvero 2.500 euro in favore del medesimo utilizzatore. Al riguardo, il menzionato articolo dispone che i predetti limiti sono computati in misura pari al 75% del loro importo per le attività lavorative rese da lavoratori appartenenti alle seguenti categorie:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
  • persone disoccupate ai sensi dell’articolo 19 del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di sostegno…
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