Inadempimenti del professionista e responsabilità del contribuente

Il contribuente, se vuole essere esentato da responsabilità sanzionatorie in caso di omessa trasmissione della dichiarazione da parte del professionista abilitato, deve dimostrare di aver fornito al medesimo professionista, poi denunciato all’autorità giudiziaria, la provvista di quanto dovuto all’Erario e di avere vigilato sul puntuale adempimento del mandato, dimostrare l’assenza di colpa in vigilando, nel concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 19422 del 20/07/2018, è tornata su un tema sempre molto delicato, soprattutto in questo periodo dell’anno.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate emetteva avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2002, provvedendo ad accertare induttivamente il reddito, facendo riferimento ai ricavi dichiarati nell’anno precedente, non avendo risposto il contribuente neppure al questionario inviatogli.

Il contribuente presentava ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, deducendo che aveva versato le imposte per come calcolate dal suo commercialista, il quale, però, non aveva adempiuto al proprio dovere professionale, omettendo l’invio telematico della dichiarazione.

La CTP accoglieva solo in parte il ricorso, decurtando dall’importo complessivo della pretesa tributaria solo l’ammontare delle imposte versate, e rideterminando, quindi, l’imposta dovuta e le sanzioni.

La Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello proposto dal contribuente, evidenziando che vi era stata culpa in eligendo e in vigilando, per essersi il contribuente affidato ad un professionista non abilitato.

Avverso tale sentenza proponeva infine ricorso per cassazione il contribuente, deducendo, tra le altre, violazione del Dpr n. 435/2001, art. 3, comma 8, non essendo, a suo avviso, vincolante quanto previsto dalla circolare n. 6/E del 25-1-2002 dell’Agenzia delle entrate, per la quale il semplice impegno a trasmettere la dichiarazione da parte dell’intermediario non esclude la responsabilità del contribuente nel caso di mancata presentazione, nè essendo vincolante quanto scritto nelle istruzioni ai modelli di dichiarazione.

Secondo la Suprema Corte, la censura era infondata.

Rilevano infatti i giudici di legittimità che l’art. 6 del d.Lgs. 472 del 1997 rappresenta una norma generale, che si applica nel caso in cui il pagamento del tributo sia affidato ad un terzo e questi non vi provveda, mentre l’art. 1 della legge 423/1995 è una norma speciale, che fa riferimento ai “dottori commercialisti”, per l’attività svolta in dipendenza del loro mandato professionale.

La norma generale (art. 6 d.Lgs. 472/1997) prevede che “il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitale esclusivamente a terzi”.

La norma speciale, applicabile nel caso in esame in quanto il ricorrente aveva fatto riferimento nel gravame alla condotta del “proprio commercialista”, prevede, invece, una complessa procedura amministrativa, volta alla sospensione delle soprattasse e delle pene pecuniarie previste in caso di ritardo o di omesso versamento per la condotta dei commercialisti.

In tal caso, il procedimento amministrativo si snoda attraverso un’istanza del contribuente, una denuncia del fatto illecito all’autorità giudiziaria, il pagamento dell’imposta ancora dovuta, la dimostrazione che il contribuente ha “provvisto il professionista delle somme necessarie al versamento omesso, ritardato o insufficiente”, e la pronuncia della sentenza di condanna o di applicazione della pena irrevocabile.

Per giurisprudenza consolidata di legittimità, peraltro, si è affermato che l’articolo unico della legge 11 ottobre 1995, n….

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