Flat tax a tre aliquote: le prime valutazioni sulla prossima Legge di Bilancio 2019

Oramai i giochi sono ampiamente aperti e si susseguono con ritmo serrato le indiscrezioni riguardanti la prossima manovra 2019 con l’approvazione della legge di bilancio. La necessità di ridurre il peso dell’imposizione è stata ampiamente “sbandierata” nel corso della campagna elettorale, ma ora, come era ampiamente prevedibile le difficoltà per reperire le risorse necessarie a sostenere gli interventi annunciati sono enormi.

Prende sempre più corpo l’introduzione di una FLAT TAX con l’applicazione delle aliquote del 5, 15 e 20 per cento a vantaggio esclusivo di coloro che applicheranno il regime forfetario di cui alla legge n. 190/2014.

L’ammontare della soglia dei ricavi e dei compensi che dovrà essere superata per accedere al predetto regime forfetario, potrebbe essere ampliata a 100.000 euro. Tuttavia, proprio la nuova previsione ha indotto i primi commentatori a formulare una serie di critiche, che possono essere ragionevolmente fondate.

Il numero dei contribuenti interessati

In base alle prime stime, i contribuenti che potrebbero essere interessati al “potenziamento” del regime forfetario sono circa 400.000/500.000. Si tratta di un numero estremamente limitato che potrebbe in concreto beneficiare della riduzione della tassazione.

La maggior parte dei contribuenti, cioè le società di capitali, le persone fisiche che non esercitano una “libera” attività di impresa o di lavoro autonomo, e i soggetti il cui ammontare risulta di fatto superiore alla predetta soglia, resterebbero completamente esclusi dalla riduzione del prelievo fiscale.

Il problema dell’Iva

L’incremento della soglia fino a 100.000 euro rischia di determinare l’incompatibilità del regime forfetario con la normativa comunitaria. I contribuenti forfetari non esercitano la rivalsa prevista dall’art. 18 del D.P.R. n. 633/1972. Conseguentemente l’Iva assolta sugli acquisti è completamente indetraibile.

Tale previsione è compatibile con la normativa comunitaria esclusivamente per i soggetti di minori dimensioni. Probabilmente, se l’ampliamento del regime vedrà la luce, l’Iva dovrà essere applicata con i criteri ordinari, perlomeno per i soggetti di maggiori dimensioni, cioè per coloro che si avvicinano al limite di 100.000 euro.

Le tre aliquote

La modifica normativa dovrebbe prevedere l’introduzione di tre aliquote. L’aliquota del 5 per cento applicabile alle start up; quella del 15 per cento fino a 65.000 euro di ricavi o compensi; l’aliquota del 20 per cento, sulla parte eccedente, fino a 100.000 euro.

E’ dunque evidente la contraddizione in cui incorre il legislatore. FLAT TAX, vuol significare tassa piatta, cioè l’applicazione di un’unica aliquota. A seguito della previsione di due aliquote si dovrebbe più correttamente fare riferimento alla DUAL TAX. Nel caso dell’ultima proposta le aliquote sono addirittura tre e quindi il legislatore si allontanerebbe sempre di più della corretta nozione di FLAT TAX.

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Gli altri contribuenti

Tutti i primi commentatori dell’ipotesi FLAT TAX a due o a tre aliquote hanno osservato come la riduzione delle imposte fosse estremamente circoscritta, soprattutto dal punto di vista soggettivo.

I lavoratori dipendenti, ma più in generale tutti coloro che non esercitano un’attività di impresa o di lavoro autonomo, non possono avvalersi del predetto regime forfetario. Conseguentemente il prelievo tributario resterebbe pressoché immutato.

Ecco quindi la contromossa che consisterebbe nella riduzione di un punto percentuale della prima aliquota IRPEF, che passerebbe dal 23 al 22 per cento fino allo scaglione di 15.000 euro. Il risparmio di imposta sarebbe estremamente limitato. Inoltre il beneficio non riguarderebbe i redditi fino a 7.500 euro che già oggi beneficiano della c.d. no tax area. In particolare i contribuenti con redditi superiori a 15.000 euro, beneficerebbero di una riduzione dell’IRPEF pari a 150 euro l’anno.

Invece per coloro che hanno redditi inferiori al predetto scaglione di 15.000 euro il vantaggio si ridurrebbe progressivamente fino ad azzerarsi completamente con il raggiungimento del limite minimo di 7.500 euro. Ad esempio in corrispondenza del reddito di 10.000 il risparmio annuale ammonterebbe a 100 euro.

I due interventi illustrati sono però del tutto insufficienti alla realizzazione di un serio programma di riduzione dell’IRPEF il cui livello è oramai divenuto insostenibile, anche con l’aggiunta del prelievo locale, soprattutto per i contribuenti i cui redditi sono di modesta entità.

Nicola Forte

11 settembre 2018

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