Cartella di pagamento nulla per mancata indicazione del procedimento di calcolo

Con ricorso in Cassazione l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR della Puglia, relativa a una cartella di pagamento per Irpef perché riteneva che, erroneamente, i giudici d’appello, in riferimento al calcolo degli interessi sull’originaria sorte capitale, avevano ritenuto il difetto di motivazione della cartella, perché non sarebbe stato chiaro attraverso quali criteri l’ufficio fosse giunto a determinare gli interessi richiesti, ritenendo, pertanto, nulla la cartella, che conteneva solo la cifra globale degli stessi, senza l’indicazione del procedimento di calcolo e delle aliquote prese a base delle singole annualità

Fatto

Con ricorso in Cassazione l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR della Puglia, sezione di Lecce, relativa a una cartella di pagamento per Irpef perché riteneva che, erroneamente, i giudici d’appello, in riferimento al calcolo degli interessi sull’originaria sorte capitale, avevano ritenuto il difetto di motivazione della cartella, perché non sarebbe stato chiaro attraverso quali criteri l’ufficio fosse giunto a determinare gli interessi richiesti, ritenendo, pertanto, nulla la cartella, che conteneva solo la cifra globale degli stessi, senza l’indicazione del procedimento di calcolo e delle aliquote prese a base delle singole annualità.

La Cassazione rigetta il ricorso proposto dall’ufficio perché è infondato

Secondo l’insegnamento di questa Corte, “In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento degli interessi maturati su un debito tributario deve essere motivata, non rilevando che il debito sia stato riconosciuto in una sentenza passata in giudicato, dal momento che il contribuente deve essere messo in grado di verificare la correttezza del calcolo degli interessi, tanto più che alle cartelle di pagamento notificate dopo l’entrata in vigore della L. 212/2000 deve allegarsi la sentenza”.

La Cassazione ha affermato che il contribuente deve essere messo in condizioni di verificare la correttezza di siffatto calcolo, senza essere obbligato ad attingere aliunde le nozioni giuridiche necessarie per ricostruire il metodo seguito dall’ufficio nei diversi periodi considerati.

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CORTE DI CASSAZIONE – SEZIONE SESTA CIVILE TRIBUTARIA – ORDINANZA 6 LUGLIO 2018, N. 17765

Ragioni della decisione

Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, nei cui confronti la contribuente non ha predisposto difese scritte, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR della Puglia, sezione di Lecce, relativa a una cartella di pagamento per Irpef e altro dove si è fatta questione della mancata motivazione nella cartella del calcolo degli interessi maturati.

L’ufficio deduce il vizio di violazione dell’art. 3 della L. 241/90 e dell’art. 7, L. 212/2000, nonché degli artt. 15, 20 e 25 del dpr 602/73, in relazione all’art. 360 1^ c., n. 3 c.p.c., in quanto, erroneamente, i giudici d’appello, in riferimento al calcolo degli interessi sull’originaria sorte capitale, avevano ritenuto il difetto di motivazione della cartella, perché non sarebbe stato chiaro attraverso quali criteri l’ufficio fosse giunto a determinare gli interessi richiesti, ritenendo, pertanto, nulla la cartella, che conteneva solo la cifra globale degli stessi, senza l’indicazione del procedimento di calcolo e delle aliquote prese a base delle singole annualità.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente ordinanza in forma semplificata.

Il motivo di censura è infondato

Secondo l’insegnamento di questa Corte, “In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento degli interessi maturati su un debito tributario deve essere motivata, non rilevando che il debito sia stato riconosciuto in una sentenza passata in giudicato, dal momento che il contribuente deve essere messo in grado di verificare la correttezza del calcolo degli interessi, tanto più che alle cartelle di pagamento notificate dopo l’entrata in vigore della L. 212/2000 deve allegarsi la sentenza” (Cass. ord. n. 15554/17, 24993/16, 4516/12, 8651/09, 10481/18).

Nel caso di specie, è la stessa Agenzia che alla pagina 9 del ricorso evidenzia che non sarebbe necessaria nella cartella la modalità di calcolo degli interessi, sia perché è normativamente prevista, sia perché conoscibile, in quanto, determinata con provvedimento generale, ma ciò errando, in quanto il contribuente deve essere messo in condizioni di verificare la correttezza di siffatto calcolo, senza essere obbligato ad attingere aliunde le nozioni giuridiche necessarie per ricostruire il metodo…

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