Accertamento bancario: la prova di prelevamenti ingiustificati spetta all’Agenzia delle Entrate

La prova di prelevamenti ingiustificati dal conto bancario effettuati dal professionista spetta all’Amministrazione finanziaria. Non è operabile l’equiparazione tra attività d’impresa e attività libero professionale al fine della presunzione dei prelevamenti eseguiti sui conti correnti bancari

La prova di prelevamenti ingiustificati dal conto bancario effettuati dal professionista per conseguire ricavi spetta all’Amministrazione finanziaria.

Non è operabile l’equiparazione tra attività d’impresa e attività libero professionale al fine della presunzione dei prelevamenti eseguiti sui conti correnti bancari (Cass. n. 19565/2018)

In tema di accertamento d’imposta l’art. 32, co. 2, D.P.R. n. 600/1973, recante norme sui “Poteri degli uffici”, prevede che gli uffici finanziari possono invitare i contribuenti a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento, recando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari.

Se l’accertamento eseguito dell’Amministrazione finanziaria si basa su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio è a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica per ogni versamento bancario; pertanto qualora il contribuente si limiti a deduzioni del tutto generiche sui versamenti effettuati senza fornirne giustificazioni concrete questi non potranno che essere recuperati a reddito dall’ufficio finanziario.

Il successivo comma 7 dell’art. 32 prevede, inoltre, che l’amministrazione può richiedere, previa autorizzazione del direttore dell’Agenzia delle entrate, alle banche, alle società’, ecc., dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, con i loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi.

Il suddetto art. 32 D.P.R. n. 60071973 stabilisce una presunzione legale in virtù della quale le operazioni su conti correnti bancari vanno imputate a ricavi e a fronte della quale il contribuente, in mancanza di espresso divieto normativo, può fornire la prova contraria anche mediante presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica del giudice; quest’ultimo é tenuto ad individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative.

Nel caso in esame il contribuente, esercente la professione di medico, titolare di due partite IVA, ha impugnato un avviso di accertamento con cui l’ufficio aveva rettificato la dichiarazione dei redditi in base alle risultanze delle movimentazioni bancarie, rideterminando il reddito. In primo e secondo grado il ricorso è stato accolto, ritenendo giustificati i prelievi effettuati dal contribuente ma non risultando superata la presunzione che conduce a reddito i versamenti eseguiti sul conto corrente.

L’art. 32, secondo i giudici, prevede una presunzione legale in virtù della quale le operazioni su conti correnti bancari vanno imputate a ricavi e a fronte della quale il contribuente, in mancanza di espresso divieto normativo, può fornire la prova contraria anche mediante presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica del giudice; quest’ultimo é tenuto ad individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative.

L’Amministrazione finanziaria, quindi, può procedere agli accertamenti, non essendo tenuta a motivare le indagini svolte dalla Guardia di Finanza sui movimenti sospetti del professionista. Il ricorso, ad opera dell’Agenzia delle Entrate, alle indagini bancarie non deve essere motivato, nè il loro svolgimento presuppone elementi indiziari gravi, precisi e concordanti di evasione fiscale.

La Corte, non accogliendo il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, ha ritenuto che…

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