L’acquisto dell’autovettura non basta per motivare l’accertamento

La Cassazione ha affermato che la contribuente aveva dimostrato che l’acquisto dell’autovettura era stato effettuato con finanziamento, che lei ed il proprio coniuge, che aveva partecipato all’acquisto sottoscrivendo il contratto di finanziamento, avevano accumulato nel tempo risorse finanziarie già soggette a tassazione, che il reddito familiare annuo ammontava ad oltre 25.000 euro, e che pertanto era «congruo […] in quanto in linea con i parametri per il mantenimento della sola autovettura posseduta dalla famiglia».

Con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente (in questo caso l’ufficio) non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sé coerente; l’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione.

Esclusa, di conseguenza, l’applicabilità del ‘redditometro’, proprio tenendo presente “la compatibilità delle risorse finanziarie della contribuente”.

Antonino Pernice

28 luglio 2018

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CORTE DI CASSAZIONE – SEZIONE SESTA CIVILE TRIBUTARIA – ORDINANZA 10/4/2018, n. 8746

Rilevato

– che l’Agenzia delle Entrate ricorre con unico motivo nei confronti della contribuente, che replica con controricorso, per la Cassazione della sentenza in epigrafe indicata con la quale la CTR ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la pronuncia di primo grado che aveva accolto il ricorso della contribuente ed annullato l’avviso di accertamento sintetico, ex art. 38 DPR 600/73, del maggior reddito da quella conseguito ai fini delle imposte dirette nell’anno 2007;

– che i giudici di appello sostenevano che la contribuente aveva dimostrato con idonea documentazione che l’acquisto dell’autovettura, che aveva fatto scaturire l’accertamento (trattandosi di auto del valore superiore ad euro 40.000), era stato effettuato congiuntamente al coniuge e facendo ricorso ad un finanziamento, che era l’unica auto posseduta dalla famiglia e che «le spese di mantenimento dell’auto erano compatibili con il reddito annuo di oltre euro 25.000 e con i risparmi accumulati in una vita di lavoro», stante i redditi per euro 111.471 accumulati nel quinquennio precedente in assenza di altre spese voluttuarie;

– che sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380-bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio;

– che il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con motivazione semplificata.

Considerato

– che il motivo di ricorso, con cui la difesa erariale deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 38 dpr 600/73, vigente ratione temporis, e 2967 c.c., per avere i giudici di appello ritenuto sufficiente, al fine dell’adempimento dell’onere probatorio gravante sulla contribuente, la dimostrazione del solo possesso e non anche dell’utilizzazione delle indicate disponibilità finanziarie per sostenere le spese poste a fondamento dell’accertamento, è infondato e va rigettato;

– che, invero, la tesi sostenuta nel mezzo in esame si pone in palese ed ingiustificato contrasto con l’ormai consolidato orientamento di questa Corte, in base al quale «In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi…

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