Abrogato lo split payment per i professionisti: le implicazioni pratiche

Il “decreto dignità” prevede l’abolizione del meccanismo della scissione dei pagamenti, split payment, per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla font.

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Con il decreto legge n. 87/2018, pubblicato sulla G.U. n.161, del 13 luglio 2018, dal titolo “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, meglio conosciuto come il “decreto dignità” sono state introdotte dall’esecutivo di Governo, molte novità tra le quali va evidenziata anche quella contenute nell’articolo 12, che prevede l’abolizione del meccanismo della scissione dei pagamenti, split payment, per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte (in sostanza, i compensi dei professionisti).

L’istituto dello split payment

L’articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di Stabilità 2015), ha introdotto l’articolo 17-ter del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, che ha stabilito, per talune pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, un meccanismo di scissione dei pagamenti da applicarsi alle operazioni per le quali dette amministrazioni non fossero debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni generali in materia di IVA.

In base a questo meccanismo le pubbliche amministrazioni, anche se non rivestano la qualità di soggetto passivo IVA, devono versare direttamente all’erario, con le modalità e nei termini indicati nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2015, l’IVA che è stata addebitata loro dai fornitori.

Tale disposizione era stata inizialmente applicata dalle amministrazioni e dagli enti pubblici che erano destinatari delle norme in materia di IVA a esigibilità differita di cui all’articolo 6, quinto comma, secondo periodo, del citato DPR n. 633 del 1972: lo Stato, gli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, gli enti pubblici territoriali ed i consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’articolo 31 del TUEL (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, gli istituti universitari, le aziende sanitarie locali, gli enti ospedalieri, gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, gli enti pubblici di assistenza e beneficenza e quelli di previdenza.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 7 novembre 2017, n. 27/E, ha fornito importanti chiarimenti in merito alla portata del “nuovo” split payment, di cui all’art. 17-ter, del D.P.R. n. 633/1972, che torna applicabile alle fatture emesse dal 1° luglio 2017 nei confronti di determinati soggetti.

La Manovra Correttiva 2017 (art. 1 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96), ha modificato, infatti, la disciplina della scissione dei pagamenti (c.d. “split payment”) di cui all’art. 17-ter, del DPR 633/1972

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Federico Gavioli

23 luglio 2018

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